Film - Arsenale Cinema

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Film

di Samuel Beckett e Alan Schneider


Sinossi

Il film mostra gli sforzi disperati di un individuo senza nome e senza volto; sforzi compiuti nel tentativo di sfuggire ad ogni sguardo estraneo sul proprio sé. Il protagonista non vuole essere percepito e, pertanto, fugge da ogni occhio animale e umano. Ma alle sue spalle, non visto, uno sguardo insistente è lanciato in un pedinamento ossessivo e senza scampo. Quest'occhio indagatore - una misteriosa e angosciante presenza, anch'essa senza volto - non cessa di fissare l'uomo alle spalle, sino alla fine del film. E quando l'uomo crede di essere finalmente al sicuro da ogni sguardo, in una nuda stanza senza occhi, si trova di colpo faccia a faccia con il suo inseguitore, il cui occhio non può essere ignorato. In questa agnizione finale si scoprono così i volti dei due personaggi: essi sono la stessa persona. Lo sguardo dell'io su sé stesso è ineliminabile.


Critica

L’incontro tra Beckett e il cinema avvenne una sola volta. Anche un esegeta alle prime armi comprenderebbe che questa singolarità, questa una tantum, questo cimento senza ripetizione, esprime l’incompatibilità di due mondi: quello della poetica beckettiana e quello dell’industria cinematografica. Non stiamo parlando del cinema “fruito”, stiamo parlando del cinema “creato”: Beckett, che era riuscito a piegare alla sua sensibilità forme d’arte millenarie quali il teatro e la poesia, getta la spugna con la macchina da presa fin dalla prima prova.

Per amore dei fatti va ricordato che nel 1936 – ancora incerto riguardo alle scelte decisive della sua carriera d’artista – Beckett aveva pensato di darsi al cinema e aveva scritto al celebre regista russo Eisenstein per farsi assumere come assistente. Ma Eisenstein non lesse mai quella lettera. Passeranno trent’anni prima che a Beckett si ripresenti la possibilità di esprimersi attraverso il cinema, quando la Grove Press di New York decide di realizzare il cosiddetto Project I, una trilogia di sceneggiature cinematografiche affidate a tre protagonisti del cosiddetto teatro dell’assurdo: Ionesco, Pinter e – appunto – Beckett. Per una serie di circostanze sarà il solo Beckett a mantenere fede all’impegno preso.

La sceneggiatura fu scritta in brevissimo tempo nella primavera del 1963. Fin dalle prime stesure appare l’idea filosofica che Beckett sceglie come guida per la narrazione: esse est percipi (“essere è essere percepiti”), uno dei principi dell’empirismo di George Berkeley. Beckett avverte fin dalle prime note di stesura che tale riferimento non deve essere la morale dell’opera bensì una semplice trovata drammaturgica. La trama infatti è costituita dai tentativi vani del protagonista di sfuggire al personaggio che sta tentando di osservarlo, di percepirlo.

Samuelbeckett.it

Scheda
Titolo: Film
Regia di: Samuel Beckett e Alan Schneider
Durata: 22'
Luogo, Anno: USA, 1965
Cast: Buster Keaton, Nell Harrison, James Karen, Susan Reed

In programmazione