I cancelli del cielo - Arsenale Cinema

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I cancelli del cielo

di Michael Cimino


Sinossi

Nel 1870 i giovani James Averill e William C. Irvine si laureano presso l'Università di Harvard. Il reverendo parla ai laureati dell'associazione della "mente colta con quella incolta" e dell'importanza dell'educazione. Irvine, brillante ma ovviamente ubriaco, lo segue con le sue opinioni opposte e irriverenti. Si tiene quindi una celebrazione, al termine della quale gli studenti maschi fanno una serenata alle donne presenti, tra cui la fidanzata di Averill.

Vent'anni dopo, Averill sta attraversando la città in piena espansione di Casper (Wyoming) sulla sua strada a nord della Contea di Johnson dove ora è un maresciallo. I poveri immigrati europei appena arrivati nella regione sono in conflitto con i ricchi, affermati baroni del bestiame organizzati nella Wyoming Stock Growers Association; i nuovi arrivati a volte rubano il bestiame per necessità. Nathan D. Champion – un amico di Averill e vigilante degli allevatori – uccide un colono per sospetto furto di bestiame e ne dissuade un altro dal rubare una mucca. Nel corso di una riunione formale del consiglio, il capo dell'associazione Frank Canton informa i membri, tra cui un ubriaco Irvine, dei piani di uccidere 125 coloni come ladri e anarchici. Irvine lascia la riunione, incontra Averill e gli comunica i piani dell'associazione. Averill, mentre lascia il locale dell'associazione, ha un litigio con Canton, a cui dà un pugno. Alcuni giorni dopo Canton recluta degli uomini per uccidere i coloni.

Ella Watson, tenutaria di un bordello che accetta bestiame rubato come pagamento per l'uso delle sue prostitute, è infatuata sia di Averill che di Champion. Averill ed Ella pattinano in mezzo alla folla, e poi ballano da soli, in una enorme pista di pattinaggio chiamata Heaven's Gate, costruita dall'imprenditore locale John L. Bridges. Averill ottiene una copia della lista nera dell'associazione da un capitano dell'esercito americano e legge i nomi ad alta voce ai coloni, che cadono in preda allo sconforto terrorizzati. Cully, un capostazione amico di Averill, vede il treno con i mercenari di Canton in direzione nord e cavalca per avvertire i coloni, ma viene ucciso. Più tardi, alcuni uomini si recano al bordello di Ella e la violentano. Averill arriva e li uccide tutti tranne uno, che fugge. Champion, rendendosi conto che i suoi capi vogliono uccidere Ella, va al campo di Canton e spara allo stupratore rimasto in vita, poi si rifiuta di partecipare al massacro.

Canton e i suoi uomini vanno allora alla capanna di Champion, e danno luogo a uno scontro a fuoco. Nel tentativo di salvare Champion, Ella arriva col suo carro e spara a uno dei mercenari, prima di fuggire a cavallo. Champion e i suoi due amici vengono uccisi in una massiccia sparatoria, che si conclude con l'incendio della sua capanna. Watson mette in guardia i coloni sull'arrivo di Canton in un altro grande, caotico raduno nell'Heaven's Gate. Gli agitati coloni decidono di combattere; Bridges conduce l'attacco alla banda di Canton. Con gli invasori ora circondati, entrambi i lati subiscono perdite (tra cui un ubriaco e poetico Irvine) mentre Canton lascia il campo di battaglia per lanciarsi alla ricerca di rinforzi.

Ella torna alla capanna carbonizzata di Champion, dove scopre il suo cadavere, con una lettera in cui documenta i suoi ultimi minuti da vivo. Averill la raggiunge e, dopo aver letto la lettera, si unisce a malincuore, con le loro rudimentali macchine d'assedio e cariche esplosive. Il giorno dopo ha luogo l'attacco contro gli uomini di Canton e le loro fortificazioni di fortuna. Anche in questo caso ci sono pesanti perdite da entrambe le parti, prima che l'esercito degli Stati Uniti, con Canton in testa, arrivi a fermare i combattimenti e salvare i restanti mercenari assediati.

Più tardi, alla capanna di Ella, Bridges, Ella ed Averill si preparano ad andarsene per sempre, ma vengono attaccati da Canton e altri due uomini, che sparano a Bridges ed Ella, uccidendoli. Dopo aver ucciso Canton e i suoi uomini, un addolorato Averill tiene il corpo di Ella tra le sue braccia.

Più di dieci anni dopo un aristocratico ma più anziano Averill passeggia sul ponte del suo yacht al largo di Newport, nel Rhode Island. Va sottocoperta, dove un'attraente donna di mezz'età sta dormendo in un boudoir di lusso. Averill la guarda, senza dire nulla. La donna, che è la sua vecchia fidanzata di Harvard (forse ora sua moglie), si sveglia e gli chiede una sigaretta. In silenzio, Averill l'accontenta e ritorna sul ponte.


Critica

È il canto del cigno della New Hollywood quest'opera folgorante e imprendibile che Michael Cimino scrive, produce e dirige dopo la consacrazione quasi unanime di Il cacciatore. Film di frontiera più vicino alla grandeur di uno Stroheim che di qualsiasi altro collega della generazione a cui appartiene il regista, I cancelli del cielo è tanto il kolossal d'autore per eccellenza quanto il titolo che ha messo fine al desiderio del controllo totale restando, tuttavia, uno degli esempi più alti di quel cinema assoluto che è dato assumere per pochi, rari squarci e in sempre più sparuti casi. In breve, si tratta del luogo ideale in cui perdersi, da visitare e visitare ancora, nella consapevolezza di non poterlo conoscere fino in fondo, della connessione disequilibrata e genialmente imperfetta tra la grande tradizione americana e l'angosciosa cognizione contemporanea. È ancora un film di immigrati I cancelli del cielo come lo era Il cacciatore, una riflessione sul fallimento del sogno, reale e metaforico, non solo americano, una storia di disillusione e dolore in cui si agitano i fantasmi di un'umanità che sperimenta soltanto l'odio e la sopraffazione, dove anche l'amore non ha modo di librarsi al di sopra della violenza, del fango e del sangue. Il terzo lungometraggio di Cimino ha segnato un'epoca non solo per il clamoroso flop che portò sulla bancarotta la United Artists, anche se spesse volte si finisce col parlare soltanto di questo, ma soprattutto per il coraggio di una sontuosità mai più sperimentata sul grande schermo fino all'entrata a regime del cinema dei computer. A dispetto della sua matericità, nelle immagini strepitose di Vilmos Zsigmond si sentono le vibrazioni reali della polvere, dell'umidità, del sole, della neve sulle montagne, è un'opera che lascia a tutt'oggi - nonostante la versione di 216 minuti approvata dallo stesso Cimino - uno strano senso di insoddisfazione ad ogni visione, quasi di incompiutezza, come se l'unica veste possibile in cui goderlo possa essere soltanto quella ancora da venire (il rough cut era di 325 minuti, portati poi a 149 per la disastrosa uscita nelle sale). Maestosamente geniale e rovinosamente anti-commerciale nella sua fluvialità, I cancelli del cielo è la pietra tombale sull'utopia della New Hollywood, un contenitore di qualsiasi cosa, di qualsiasi genere anche, partendo ovviamente da quello su cui è fondata la stessa nascita della nazione americana. Le sequenze di ballo, anch'esse dicotomiche, si pensi alla composta girandola delle coppie nel giardino di Harvard nel 1870 fino a quelle degli immigrati all'interno dell'Heaven's Gate vent'anni dopo, suggeriscono un approccio di visione. L'unico da seguire, forse. Quello di una danza di morte, fastosa e terribile, che segna, proprio con la guerra della Contea di Johnson messa in scena, la fine del mito della frontiera e il passaggio dal west al western. Strano paradosso: di fatto inferiore a Il cacciatore, I cancelli del cielo è il capolavoro del regista.

Marco Chiani, mymovies.it

 

Scheda
Titolo: I cancelli del cielo
Regia di: Michael Cimino
Durata: 216'
Luogo, Anno: USA, 1980
Cast: Kris Kristofferson, Christopher Walken, Isabelle Huppert, Jeff Bridges, Mickey Rourke, Paul Koslo, Sam Waterston