La morte corre sul fiume - Arsenale Cinema

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La morte corre sul fiume

di Charles Laughton


Sinossi

Henry Powell, predicatore troppo interessato alle signore danarose, si fa sposare dalla giovane vedova di un omicida che ha nascosto il bottino tra le mura di casa. La donna, però, non sa nulla dei soldi. Sono i suoi due bambini a custodirne il segreto. Uccisa la madre, Powell li insegue lungo il fiume a cui i due piccoli si sono affidati e che li porterà a trovare un inaspettato alleato.


Critica

La morte corre sul fiume ha faticato non poco per riuscire a lasciarsi alle spalle molte interpretazioni e reinvenzioni devianti. Poi, sono cominciati ad arrivare gli elogi fino al più bello e iperbolico, quello di Serge Daney che l’ha indicato, con felice incongruenza, come “il più bel film americano del mondo”. Guardare oggi il film vuol dire poterlo vedere finalmente nella luce giusta di opera “polifonica”, come lo stesso Daney l’ha con precisione definito. Complessità, bellezza e polifonia gli derivano dalla sua natura di particolarissimo oggetto narrativo. Si guardi l’inizio.

Film in cui la messinscena luministica dà luogo a sequenze memorabili (Powell che, sotto la finestra di John, “mangia” il bambino con la propria ombra; le punte di coltello disegnate dall’ombra e dalla luce sulle pareti delle stanze in cui dormono le figure femminili prossime a morire; la prima notte di nozze con quel quadro di pioniere sulla parete che alla fine della scena resta in piena luce quando dovrebbe tornare nell’ombra in cui stava all’inizio…), film di luci e di tenebre, La morte corre sul fiume diventa, nel profondo, un invito ad uscire dalla costrizione simbolica e teologica dello scontro tra la luce e l’ombra, tra il Bene e il Male, per entrare finalmente in un’altra storia. Si può mangiare una nuova mela, come John fa nella sequenza più commovente del film, ma soltanto dopo che la donna ha accettato di cambiare la vecchia storia e di trasformare un re in due re. Le vecchie storie possono essere cambiate. Nell’ultima sequenza del film, nella cucina della signora Cooper, il giorno del nuovo Natale, la luce è morbida, tranquilla, non combatte più con le tenebre. Forse, si può cominciare a sperare di poter entrare in un’altra storia, fondata su di un patto di reciproco aiuto e scambio. Un storia di doni, non di assassini, denaro, vendette, giuramenti costrittivi. Una decina di anni prima di dirigere La morte corre sul fiume, Laughton aveva lavorato con Bertolt Brecht alla traduzione e alla messinscena del Galileo. Il dramma fu rappresentato a Los Angeles e a New York nel 1947, con Laughton protagonista e con la direzione di Joseph Losey, dopo che era caduto l’invito di Laughton perché Orson Welles ne accettasse la regia teatrale. In quell’occasione, Brecht scrisse una “Lettera all’attore Charles Laughton sul lavoro del dramma Vita di Galileo, la lettera ha forma di poesia e parla proprio della necessità di stabilire dei nuovi patti, dopo la guerra, dopo la distruzione, dopo l’ennesimo sanguinoso episodio della storia di sempre. Questo il testo: I nostri popoli erano ancora intenti a scannarsi quando noi stavamo chini sui quaderni consunti,cercando termini nei dizionari, e molte volte cancellavamo i nostri testi e poi di sotto le cancellature portavamo di nuovo alla luce le espressioni di prima.A poco a poco mentre nelle nostre capitali crollavano le mura delle case,crollavano i baluardi delle lingue.Insiemecominciavamo a seguire il precetto dei personaggi e degli accadimenti: un nuovo testo.Di continuo mi trasformavo in attore, mostrando gesto e cadenza di un personaggio, e tu ti trasformavi in scrittore. Eppure ne io ne tu uscivamo dall’ambito del nostro mestiere.

Quando Laughton uscirà dall’ambito del suo mestiere di attore per diventare, unica volta nella sua vita, regista, racconterà una storia che invita ad uscire da tutte le vecchie storie per raccontarne e viverne di nuove. E affiderà a un bambino e a una bambina, a John e a Pearl, il compito di entrare in un nuovo mondo. La morte corre sul fiume non dice se ciò sarà possibile. Le ultime parole sono della signora Cooper. Il e le piogge flagellano gli innocenti ed essi sopportano: “They abide and they endure”. I Bambini sopportano e resistono.La morte corre sul fiume, unico film di Charles Laughton, il più bel film americano del mondo, si conclude con un monito a sopportare e resistere. Sono evidentemente ancora lontani i giorni in cui ci si potrà scambiare in pace dei veri doni.

Bruno Fornara, Film Meeting

 

Scheda
Titolo: La morte corre sul fiume
Regia di: Charles Laughton
Durata: 90'
Luogo, Anno: USA, 1955
Cast: Robert Mitchum, Shelley Winters, Peter Graves, Lillian Gish, Evelyn Varden

Copia restaurata da Cineteca di Bologna