Mine - Arsenale Cinema

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Mine

di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro


Sinossi

Di ritorno da una missione fallita col suo amico e commilitone, il cecchino dei Marines Mike Stevens si ritrova con lui in un campo minato. E dopo aver messo piede su una mina resta bloccato nel deserto con l’assoluta certezza che i soccorsi non arriveranno prima di due giorni e che dovrà fare appello a tutte le sue risorse per sopravvivere alle condizioni ambientali, ai predatori notturni e ai suoi demoni interiori e uscire da una situazione disperata.


Critica

Dall’enorme e spietato spazio desertico, pian piano arriviamo a dimenticare il piede sulla mina e a conoscere Mike, capiamo perché non ha compiuto la missione che lo ha condotto in una situazione senza uscita e il vero motivo per cui non si muove: per il terrore di fare l’ennesimo passo falso della sua vita. La mina è il pretesto per indagare sulle scelte di un essere umano messo alle strette e portato all’estremo, ridotto a puro istinto di sopravvivenza ed esposto ad allucinazioni, ricordi, pericoli reali e sensi di colpa.

Nei 100 minuti di durata del film riusciamo a vedere il protagonista mentre si spoglia progressivamente dalle sue vesti e da tutte le sovrastrutture che lo hanno portato a quel momento ed entriamo nella sua mente, identificandoci come esseri umani nel suo tormento di uomo in ginocchio. La posizione in cui è costretto a stare per molto tempo si ripropone in diversi momenti della sua vita, ognuna con un significato diverso. Mike è un uomo fermo, che nella vita ha sempre proceduto dritto fino a un ostacolo in apparenza insormontabile: non è capace di essere libero e camminare a zig zag come il berbero, l’uomo che agisce da guida e sciamano. Non a caso è un soldato, che ha scelto di combattere per non doversi osservare.

Il tutto si regge sulla notevolissima performance di un Armie Hammer irriconoscibile, perfetto per il ruolo con la sua imponente struttura fisica e capace di far passare sul suo volto tutte le sensazioni richieste dal ruolo. Bravi anche i comprimari, specialmente Clint Dyer, l’attore inglese che interpreta il berbero, il saggio e al tempo stesso il comic relief della storia. Avrebbe potuto essere anche una graphic novel Mine, tanto le inquadrature e i dialoghi rimandano all’estetica e al linguaggio del fumetto. C’è un’eco del cinema, della tv, dei fumetti che questi ragazzi degli anni Ottanta hanno amato ma soprattutto c’è una capacità di narrare per immagini che colpisce al cuore.

Fa piacere che arrivi al cinema una generazione capace davvero di svecchiare il cinema italiano portandovi un background delle più variegate influenze e che usa con naturalezza la struttura del genere per raccontare storie con un sottotesto non banale. Come Smetto quando voglio, Lo chiamavano Jeeg Robot e altri titoli recenti (ma con un respiro più internazionale) Mine ci dà la speranza di superare le rigide frontiere del dramma e della commedia generazionali che sono state a lungo l’ossatura del nostro cinema di maggior successo.

Daniela Catelli, Comingsoon.it

 

Scheda
Titolo: Mine
Regia di: Fabio Guaglione e Fabio Resinaro
Durata: 106'
Luogo, Anno: USA, 2016
Cast: Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey, Geoff Bell, Clint Dyer