Wir sind jung. Wir sind stark - Arsenale Cinema

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Wir sind jung. Wir sind stark

di Burhan Qurbani


Sinossi

Lichtenhagen (Rostock), agosto 1992: in un agglomerato di Plattenbau, dei giovani disoccupati combattono contro la noia e la frustrazione. Di notte compiono atti di vandalismo contro la polizia e gli immigrati. I conflitti diventano così gravi che le autorità decidono di evacuare i rom, provenienti dalla Romania, che sono alloggiati in una casa per richiedenti asilo. Come potenziali vittime rimangono solo i vietnamiti che si trovavano nella cosiddetta Sonnenblumenhaus, la casa dei girasoli. I disordini degenerano, ma la polizia si ritira, e si arriva a una notte di violenza, davanti agli occhi di una folla che osserva con curiosità e applaude. Con We are young. We are strong. il giovane cineasta Burhan Qurbani ricostruisce quell’infame notte di vergogna nazionale.


Critica

È la mattina del 24 agosto 1992: la radio racconta di diverse centinaia di rivoltosi che avanzano con violenza verso lo ZAST (Zentrale Aufnahmestelle für Flüchtlinge), il centro di accoglienza per rifugiati politici di Lichtenhagen, un quartiere di Rostock. Ancora sono soprattutto i rom rumeni a essere minacciati. Ma la vietnamita Lien, che vive con suo fratello e sua cognata nella cosiddetta Sonnenblumenhaus e lavora in una lavanderia, si fa fare delle mèches bionde sui capelli, come se in questo modo potesse attirare meno l’attenzione. Il suo capo apprezza gli “asiatici” per la loro “etica del lavoro”. Il politico locale Martin Boll discute con i suoi colleghi sulle possibili strategie per arginare le aggressioni xenofobe. All’inizio Martin non immagina nemmeno che già da tempo suo figlio Stefan è entrato a far parte di una gang violenta. Di solito i giovani si incontrano in un prato desolato: Philipp ricorda il periodo ormai passato della DDR, quando lui e suo padre avevano ancora un lavoro. I suoi compagni, tra cui Robbie, un violento nevrotico e senza scrupoli, non lo prendono però sul serio. Deluso, Philipp abbandona il gruppo e si suiciderà. L’estremista di destra Sandro, che si considera un capo e una guida, vorrebbe trasformare il morto in un martire della patria. Robbie legge divertito la lettera di addio del suicida e la sottrae. Nel pomeriggio i rom vengono evacuati dal loro sovraffollato alloggio, tra gli applausi dei cittadini che osservano gli eventi con curiosità. A poco a poco, gli spazi aperti davanti allo ZAST e alla Sonnenblumenhaus si riempiono di curiosi che si portano dietro addirittura delle sedie pieghevoli e attendono l’evolversi degli eventi. Ma quando la polizia si ritira temporaneamente, la violenza sfocia di sera in maniera definitiva, davanti alle telecamere accese di diverse troupe televisive. Cominciano a volare pietre contro la Sonnenblumenhaus, bombe molotov sfondano le finestre e incendiano le abitazioni, sempre sotto gli applausi dei curiosi. Stefan, Robbie e Goldhahn entrano nell’edificio, appiccano altri incendi e distruggono tutto quello che trovano. Spinti dalla paura, gli ultimi vietnamiti sono scappati sul tetto dell’edificio, e da qui trovano rifugio in una casa vicina. Da un balcone, Stefan fa un cenno alla folla che applaude. Finalmente anche la polizia è tornata. Wir sind jung. Wir sind stark è un film a tratti piuttosto caotico, e proprio questa drammaturgia rispecchia in pieno l’isterica escalation di quella notte. Burhan Qurbani, figlio di immigrati afgani, non cerca di spiegare i suoi personaggi, specialmente non dà un punto di vista ideologico. Gli stessi giovani che cantano a squarciagola “Germania!” come un grido di battaglia, intonano anche l’Internazionale o la canzone del piccolo suonatore di tromba, molto popolare nella DDR. Il loro atteggiamento è impregnato da una rabbia cupa, piuttosto che da una cosciente ideologia.

 

Scheda
Titolo: Wir sind jung. Wir sind stark
Regia di: Burhan Qurbani
Durata: 128'
Luogo, Anno: Germania, 2014
Cast: Devid Striesow, Jonas Nay