Un anno "Essai-nziale" - Arsenale Cinema

Un anno "Essai-nziale"

Poche righe per riassumere un anno di cinema d’essai. Dal premio Oscar come film straniero per l’intenso, straziante e straniante film ungherese IL FIGLIO DI SAUL di Laszlo Nemes in poi, l’anno solare 2016 ha regalato al pubblico d’essai esperienze cinematografiche preziose e stimolanti, ottimi ritorni di autori celebrati (Dardenne, Naderi, Larrain, Mungiu) e, nota più lieta che appare scorrendo i titoli visti negli ultimi dodici mesi nelle nostre sale, una “mappa” di provenienza delle opere sempre più vasta. Un piccolo giro del mondo, solo per citare qualche titolo, dalla Russia di PAROLA DI DIO di Kirill Serebrennikov al cupo Venezuela di TI GUARDO di Lorenzo Vigas, dall’Estonia del contemplativo TANGERINES di Zaza Urushadze alla Colombia ancestrale di EL ABRAZO DE LA SERPIENTE di Ciro Guerra. Mete (quasi) inedite per il cinefilo, che ha trovato per fortuna anche tra i film nostrani interessanti nomi da scoprire e cui affezionarsi. Alcuni, tra i tanti: Marco Segato con LA PELLE DELL’ORSO, western dolomitico dal grande respiro; Federica Di Giacomo con il suo documentario trionfatore a Venezia LIBERAMI; le splendide prove attoriali di Sara Serraiocco ne LA RAGAZZA DEL MONDO e di Daphne Scoccia in FIORE. Al di là di un mero elenco, che potrebbe allungarsi per fortuna molto ancora ma che può servire al massimo per rinverdire il ricordo o per futuri (e necessari!) recuperi, la domanda di fine anno è: il 2016 è stato un anno migliore del precedente? E di quello ancora prima? Difficile valutarlo. Di certo c’è che – seppur in poche sale, seppur con teniture a volte striminzite – il cinema d’essai è ancora vivo e vegeto, gli autori che lo portano avanti si rinnovano e la geografia si amplia (con alcune defezioni che si spera vengano colmate quanto prima, si pensi all’intero cinema africano). Ultima nota: il film del cuore, quello “da isola deserta”. Sicuramente SOLE ALTO di Dalibor Matanic, imponente riflessione sulla guerra nella ex-Jugoslavia. Il conflitto tra Serbia e Croazia raccontato attraverso tre storie d’amore, sempre impersonate dagli stessi attori. Serbi e croati non si dovrebbero amare tra loro, ma nonostante l’odio e la guerra il sentimento non si reprime e il dolore andrà affrontato. Tre momenti della storia recente (ambientati nel 1991, 2001 e 2011), tre istanti per cercare di capire come ciò che è successo sia stato possibile. Straordinario lavoro di sceneggiatura per un film teso, memorabile e da non perdere.

Di Carlo Griseri

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