In nome del cinema del reale - Arsenale Cinema

In nome del cinema del reale

Si deve riconoscere nel cinema documentario contemporaneo la traccia dell'incontro forse più vero, e talvolta più sofferto, tra l'individuo e il mondo circostante, profondamente trasformato. Le sue molteplici forme estetiche e narrative, impossibili da classificare, si impongono come una lingua nuova che evolve secondo una intelligenza propria. Il cinema documentario contemporaneo di cui scegliamo di occuparci, nasce da quella interpretazione soggettiva delle cose che si fa strumento oggettivo di conoscenza del mondo. Non rappresenta più – o almeno non in modo prevalente – lo sguardo critico di una società. Esso offre al soggetto – là dove l'esposizione all'altro è vissuta drammaticamente, là dove la società cui appartiene si mostra priva di strumenti coesivi – la possibilità di riscoprirsi memoria che agisce. I risultati positivi che sta registrando la presenza del cinema documentario in sala ci spingono a dire che il documentario non solo la racconta, ma la produce, la materia, che è incontro tra corpi, voci, esperienze, riconnettendoci l'uno con l'altro. Si comprende, dunque, come il cinema del reale possa essere considerato il centro di gravità del pianeta cultura di un intero paese. Il cinema documentario italiano è parte di un importante sistema internazionale di relazioni grazie anche al lavoro dei festival, come il Festival dei Popoli, tra i più prestigiosi al mondo che ha sede a Firenze, di associazioni di categoria nazionali come Doc/it, e grazie ai traguardi raggiunti dai singoli autori come Gianfranco Rosi con il suo Fuocoammare e molti altri. Ma il cinema documentario contemporaneo si fa più grande di sé quando consente di costruire una rete di realtà locali, fatta di associazioni, università, singole personalità, che si sentono raggiunte dall'agire di una trama che non è di quel film o di quell'altro. Bisogna riconoscere, dunque, che le sale cinematografiche oggi svolgono un ruolo determinante nella crescita del settore. Il loro lavoro è proprio quello di radicalizzare un desiderio di partecipazione collettiva, dando forma a un discorso che, come dicevamo all'inizio, è il cinema documentario stesso a costruire. In questa direzione lavora il Cinema Arsenale di Pisa e da questa consapevolezza è nato, nell'autunno del 2016, a Firenze, il cinema La Compagnia, la casa del cinema documentario. Due realtà toscane di grande valore tra le tante che stanno operando ottimamente e che, insieme, rappresentano un modello da seguire.

Pinangelo Marino

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