Sahara Libre - Ciclo di incontri sulla cultura e sul popolo Saharawi - Arsenale Cinema

Sahara Libre - Ciclo di incontri sulla cultura e sul popolo Saharawi

Mercoledì 22 Febbraio 2017

Mercoledì 22 alle 18.30 sarà proiettato il documentario La Guera, il mio paese che scompare di Fiorella Bendoni e Gilberto Mastromatteo. A seguire interventi di Francesco Tamburini, del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pisa, dei registi Fiorella Bendoni e Gilberto Mastromatteo, di Sandro Volpe, Presidente Coordinamento Toscano a sostegno della Repubblica Saharawi e di Abdallahi Mohamed Salem, Rappresentante della Repubblica Saharawi in Toscana. Evento ad ingresso libero a cura dell’Associazione “Ban Slout Larbi” e dell’Università di Pisa/Dipartimento di Scienze Politiche. Ingresso libero.


La Guera, il mio paese che scompare

di Fiorella Bendoni e Gilberto Mastromatteo

Mohamed oggi vive a Nouadhibou, in Mauritania, ma ha lo spettro della sua vecchia città sempre davanti agli occhi. Aalien, il postino, è fuggito ai campi profughi di Tinduf, in Algeria, ma non fa che pensare alle case e alle strade dove consegnava le lettere. Zeinabu, a Tenerife, contempla l’Oceano dal terrazzo, in direzione di La Güera, la sua città che non c’è più. “La Güera, il mio paese che scompare” narra le vicende degli abitanti di questa città, posta al confine meridionale tra la Mauritania e quella che dovrebbe essere la Repubblica Araba Saharaui Democratica (Rasd). Una città ormai disabitata e nascosta sotto la sabbia. Per estensione narra la vicenda dell’intero popolo saharawi, che a sua volta corre il rischio di restare insabbiata. Dopo la guerra del 1975 tra Polisario e Mauritania (che occupò la parte sud dell’allora Sahara spagnolo, salvo poi ritirarsi due anni dopo), la città di La Guera è rimasta disabitata e interdetta all’ingresso di chiunque. Ad averne il controllo formale è la Mauritania, ma in base ad un complesso accordo diplomatico con il Marocco da un lato e con il Frente Polisario dall’altro, l’intera zona è congelata, di fatto una no man’s land. Gran parte degli abitanti della città sono riparati a Nouadhibou, la seconda città della Mauritania, che dista pochissimi chilometri e si trova sull’altro lato di una penisola divisa a metà tra Mauritania e Rasd. Altri residenti sono invece fuggiti nei campi profughi di Tinduf, nel sud dell’Algeria, altri in Spagna, altri ancora nei territori occupati dal Marocco.
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