A House of Dynamite - Cineclub Arsenale APS

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A HOUSE OF DYNAMITE

di Kathryn Bigelow

Durata: 112'
Luogo, Anno: USA, 2025
Cast: Idris Elba, Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Jared Harris, Tracy Letts


Sinossi

La traiettoria suborbitale di un missile nucleare viene intercettata dai centri di controllo statunitensi. Dopo aver escluso la possibilità di un falso allarme come tanti che l'hanno preceduto, l'Ente generale per la gestione delle emergenze conferma che si tratta di un lancio ostile, e che il missile impatterà sugli Stati Uniti entro una venina di minuti. Inizia così una corsa contro il tempo per neutralizzare il missile, che coinvolgerà lo Studio Ovale come la sala stampa, il Segretario della Difesa come il Presidente, e tutto il personale strategico e militare del governo americano. Da dove proviene il missile? Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Pakistan? La Casa Bianca si trova a fare ipotesi al buio per sventare un attacco atomico: a riprova che l'era delle armi nucleari non è finita con la Guerra Fredda.


Critica

Con il supporto della sceneggiatura di Noah Oppenheim (già autore di Jackie e della serie fantapolitica Zero Day), Bigelow prende uno dei più convenzionali generi della cinematografia yankee e lo fa esplodere dal di dentro, mostrando tutte le sottovalutazioni e gli errori della Difesa americana alle prese con uno scenario che le più sofisticate attrezzature non riescono a rendere più chiaro. Ma ancor più profondamente la regista ci fa riflettere su come siamo arrivati a questo punto di non ritorno, ovvero alla soglia dell'estinzione, credendoci invece i controllori del nostro destino.Il film è diviso in tre parti che rimettono in scena la stessa progressione temporale da tre angolazioni diverse, anche se la comunicazione fra i protagonisti delle tre parti avviene a distanza, e dunque l'audio di ognuno dei tre segmenti si può ascoltare anche negli altri. Si crea così una polifonia dell'assurdo, un frenetico caleidoscopio di volti, voci e (non)decisioni. Bigelow inserisce anche alcuni segmenti lontani da Washington che accrescono la surrealtà della situazione (una degli esperti sta assistendo con il figlio alla messa in scena turistica della battaglia fratricida di Gettysburg) o la direzione opposta in cui il mondo dovrebbe andare (quell'Africa dove la moglie del presidente si occupa di salvare gli elefanti). In Una casa piena di dinamite non ci sono eroi ma professionisti iperspecializzati, che tuttavia non riescono a far fronte ad una minaccia da loro stessi alimentata nel tempo, edificando con le loro mani una "casa piena di dinamite" pronta ad esplodere. Di ognuno dei personaggi in scena Bigelow mostra i legami personali, che sono stati però messi in secondo ordine di priorità da ciascuno rispetto alla militarizzazione della nazione (e non solo quella americana). Non si tratta di una caratterizzazione da "disaster movie", perché a nessuna delle persone in scena, uomini e donne, viene concesso abbastanza tempo scenico da farci entrare fino in fondo nella loro storia personale: sono tutti mere tessere del mosaico composto da Bigelow per raccontare una paranoia collettiva sfuggita di mano ai suoi stessi creatori, in un grande gioco (al massacro) globale. E tuttavia la regista non perde mai di vista l'umanità di questi "combattenti", che è quella di tutti noi.

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