A tu lado - Cineclub Arsenale APS

loading...

A TU LADO

di Cristiano Regina

Durata: 85'
Luogo, Anno: Italia, 2026
Cast: Samuel Fabbri


Sinossi

In un barrio difficile dell’Avana, c’è una palestra di boxe fondata da un bolognese, Samuel Fabbri, in cui aspiranti pugili vengono allenati fin da bambini per toglierli dalla strada e spronarli a sognare in grande. È un microcosmo che riflette la Cuba contemporanea, tanto vibrante quanto al collasso, dove adolescenti come Haiffer e Adrialis crescono dentro e fuori dal ring, confrontandosi con le famiglie, gli amici e gli allenatori: generazioni diverse che si preparano a una pelea contro la palestra più moderna dell’Avana Vieja, che potrebbe risollevare le sorti del Gimnasio, o decretarne la fine dopo oltre anni di resistenza.


Critica

In una Cuba erosa dal tempo, dai disagi, dall’embargo, dalle utopie fallite, un ex pugile italiano, Samuel Fabbri, insegna a boxare ai ragazzini. E lo fa come può: corde adattate per circondare il ring, bottigliette piene di sabbia per fare da pesi e pazienza se a casa non c’è acqua, ci si aiuta gli uni con gli altri. A tu lado non è un documentario tecnico sul pugilato, racconta il tentativo di avvicinare allo sport i più giovani in un contesto in cui sembra esserci poco fuori dalle pareti scrostate della palestra. Basti l’inquadratura di due giovanissimi che conversano sullo sfondo di un gigantesco condominio smangiato dal tempo, cui fa da contraltare l’inquadratura successiva e opposta, con l’oceano che si spalanca a far da metafora dei sogni di una vita migliore, magari altrove (siamo a Cuba, o si resta e si combatte, in vari sensi, o si scappa). La sola alternativa è lanciare piccioni dal solaio di casa (e qui non si può non pensare alla passione per i piccioni di un certo Mike Tyson). Del resto, più che la boxe in sé stessa, alla regia di Cristiano Regina interessano le persone, le relazioni fra loro, i volti, le reazioni colte di sorpresa, il contesto famigliare, i sogni e gli ostacoli. Il tutto intrecciato con i contatti fra Samuel e l’Italia, caratterizzati dalla consapevolezza delle difficoltà, dalla necessità di “stare dove si deve stare”: bella, in questo senso, l’idea di Regina di inquadrare le reazioni dei ragazzini mentre l’allenatore tiene loro un discorso che non riguarda specificatamente il tirar pugni.

Gazzetta.it