ALLORA BALLIAMO - Cineclub Arsenale APS

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ALLORA BALLIAMO

di Amélie Bonnin

Durata: 98'
Luogo, Anno: Francia, 2026
Cast: Juliette Armanet, Bastien Bouillon, François Rollin, Tewfik Jallab


Sinossi

Cécile si è fatta conoscere come chef partecipando al programma televisivo Top Chef e sta preparando, insieme al suo compagno e assistente in cucina, l'apertura di un ristorante gourmet. Ma dopo l'infarto del padre è costretta a lasciare Parigi e a tornare temporaneamente nel villaggio della sua infanzia e al ristorante di strada gestito dai suoi genitori. Durante il suo soggiorno nel paese natale incontra Raphaël, il suo amore d'infanzia, che metterà in crisi le sue certezze.

In programmazione

Critica

On connaît la chanson. Viene immediato non tanto il confronto ma invece il lampo musical del gran film di Alain Resnais realizzato nel 1997. Non solo perché il brano di Mina Parole parole, che somiglia al titolo con cui quel film è stato distribuito in Italia (Parole parole parole…) è al centro di una scena in cui viene cantato da madre e figlia. Ma perché la musica anche qui diventa un gioco linguistico, una doppia realtà. Nel prologo di Allora balliamo Cécile scopre di essere rimasta incinta. È diventata popolare dopo aver vinto il talent di cucina Top Chef e sta per aprire un ristorante assieme a Sofiane, il suo compagno. All’improvviso deve lasciare Parigi per tornare nel proprio paese a causa dell’infarto del padre, con cui riemergono conflitti mai risolti. Una volta a casa poi, riaffiorano soprattutto vecchi ricordi. Inoltre le certezze della sua vita vengono messe in crisi quando la donna rivede Raphaël, un suo vecchio amore di gioventù. Non ci sono i dettagli della preparazioni dei piatti e il tono nei brani cantati non è fiammeggiante e sognante. Allora balliamo è piuttosto un musical culinario atipico, attaccato alla vita di tutti i giorni, che condivide con i protagonisti le ansie piuttosto che i desideri. Forse c’è uno sguardo verso gli squarci più realisti del cinema di Demy, ma per il resto, al di là dei suoi riferimenti, sembra seguire una sua strada autonoma. Amélie Bonnin realizza la versione lunga del suo corto omonimo premiato ai César nel 2023 che non è una semplice estensione ma, al contrario, il suo ribaltamento. Nel cortometraggio era Raphaël che tornava a casa e lì incrociava Cécile. Il luogo, il tempo. La nostalgia dovrebbe essere il vero motore di Allora balliamo, ma è spesso trattenuta, ingolfata in lunghi dialoghi e sprigionata soltanto nel finale, in quel flashback tra padre e figlia con i biscotti. Bonnin punta a far rivedere il passato ai protagonisti con il loro sguardo di oggi. Si affida alla protagonista Juliette Armanet per evidenziare una complicata ricomposizione familiare oltre che personale. La gravidanza di Cécile è un elemento centrale e la cineasta trova la giusta intimità col suo personaggio così come il film ha il giusto equilibrio nella sua dimensione corale. Resta però chiuso nella sua sicura medietà, non trova il cambio di marcia (e forse, non lo vuole trovare) e lascia che il suo film possa galleggiare in acque sicure. Ci stavano invece numerosi punti da cui partire, come nel titolo. Uno di questi è rappresentato dai genitori interpretati rispettivamente da François Rollin e Dominique Blanc. Ma la cineasta preferisce non alimentare i toni del dramma (il rapporto tra Cécile e il padre) o accentuare le parti più comiche (la ripetizione della scena della madre che fuma di nascosto). Ma non cerca neanche un rigore formale autoriale; anzi, nelle parti cantate prova a far sprigionare quell’energia che spesso gli manca. Però il film non ha quasi mai le forze per reggersi in piedi da solo e si accende e si spegne in continuazione.

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