Altri padri - Cineclub Arsenale APS

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ALTRI PADRI

di Mario Sesti

Durata: 111'
Luogo, Anno: Italia, 2021
Cast: Paolo Briguglia, Chiara Francini


Sinossi

Giulio, che vive in macchina dopo la separazione, viene fermato dalla polizia che trova una quantità ingente di cocaina nella sua auto. Ciò accade dopo che Giulio si è separato da Annalisa avendone scoperto l'adulterio. Dopo aver lasciato la casa di proprietà, l'ex moglie gli ha reso sempre più difficile vedere i bambini e quando Giulio nega alla donna il permesso di recarsi negli USA, per lavoro, insieme al nuovo compagno e i figli, Annalisa lo accusa di essere violento e per questo chiede una ordinanza restrittiva nei suoi confronti. Una drammatica udienza confermerà il provvedimento. Giulio viene fermato e arrestato subito dopo. In carcere, tuttavia, qualcosa in lui genera la reazione necessaria a ritrovare relazioni sociali con detenuti e istituzioni carcerarie e a intravedere un nuovo orizzonte. Un anno e mezzo dopo la sua entrata a Rebibbia, la poliziotta che lo ha arrestato chiede di vederlo. È l'inizio di un'evoluzione della sua storia personale che porterà ad un insospettabile colpo di scena.


Critica

Il documentarista Mario Sesti (già presente al Torino Film Festival nel 2014 con il documentario Senza Lucio), si cimenta in un film a metà strada tra il melodramma noir e il thriller con la sceneggiatura e produzione di Gianluca Cerasola. Altri padri, Fuori Concorso al festival del cinema di Torino, sceglie Paolo Briguglia, attore italiano di teatro e numerose pellicole rilevanti (I cento passi, Buongiorno, notte, La terra, Baarìa, Basilicata coast to coast) e Chiara Francini attrice (Maschi contro femmine, Femmine contro maschi), conduttrice e scrittrice, impegnata anche in molte serie per la TV.   La storia di un amore tormentato, quello tra Giulio e Annalisa, che arriva ad un punto di non ritorno e attiva una sequenza di cattiverie e violenze psicologiche che trasformano il piano in un incalzante thriller familiare. Una coppia che non si vuole più (è più Annalisa che non vuole Giulio) e che, forse, non si è mai realmente voluta e ora capisce di non volere più le stesse cose. Dietro questo amore contrastato si cela un percorso di separazione tortuoso e ‘cattivo’ che non ha più nulla del sapore familiare da cui era partito. Il leitmotiv di Altri padri è quello che, in modo chiaro e diretto, dichiara Giulio, accusato e con le spalle al muro: “Come si fa a difendersi dall’accusa di un reato che non si è mai commesso?“. Questa è la condizione di cui si fa portatore il protagonista maschile: un innocente di fronte a un universo (soprattutto quello che circonda Annalisa) spietato e violento. La prospettiva femminile, quella alla quale siamo abituati vivendo in una società in cui le donne sono, normalmente, oggetto di comportamenti violenti, qui, viene completamente ribaltata. Ci troviamo di fronte a un uomo oggetto della cattiveria di una donna che non viene capita ma nemmeno capisce.   Il vero male nasce in famiglia: Annalisa, la donna vittima e carnefice, prende forma con un amore severo, quello del padre, e debole, quello del marito. Nessun tipo di amore salverà una famiglia che non vede nemmeno nella figura dei bambini la possibilità di deporre le armi, anzi, li utilizza per alzare le barriere e aumentare le difese. “L’amore non basta“, dice Annalisa di fronte a Giulio, incredulo e spaesato. Non basta per tenere insieme due persone che percorrono strade vicine, parallele ma che non si incontrano mai. Lei cerca il suo posto nel mondo e l’amore non basta a tradurre quelle ambizioni e quegli ideali non più condivisi e, forse, mai compresi. Il racconto di Altri padri risulta più attuale che mai: un uomo, come tanti, che si ritrova senza più nulla dopo una separazione accettata ma non capita e mai realizzata. Una separazione non solo relazionale ma anche, in questo caso, fisica: lui viene allontanato così tanto da finire in cella a Rebibbia. Un allontanamento forzato ma necessario. In galera si sente quasi in una vera casa come non si sentiva più da tanto tempo. Si sente accolto e capito. Non è vista come una prigione perché, almeno lì dentro, non deve avere paura di chi fidarsi. È una pausa da quella vita che ormai era più stretta di una cella: tra le sbarre riesce a trovare la vera libertà, a rinascere e capire come farlo e da dove partire. Ritrova un equilibrio mentale ed emotivo che fuori, libero, aveva completamente perso.  Un uomo che non ha rimpianti ma tante paure. “Ho paura di rivedere i miei figli perché non sono stato in grado di difenderli“. Questa è la chiave di una storia che è la storia di tanti e che, in presenza di bambini, dovrebbe fermarsi, analizzare e rivalutare tutta quella cattiveria che mette a disagio un’intera umanità ma soprattutto loro, i portatori di un futuro distopico destinati a credere che l’amore non basterà mai.

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