Arsenico e vecchi merletti - Cineclub Arsenale APS

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Arsenico e vecchi merletti

di Frank Capra

Durata: 118'
Luogo, Anno: USA, 1944
Cast: Raymond Massey, Jack Carson, Cary Grant, Priscilla Lane


Sinossi

Due anziane sorelle sembrano le persone più dolci e tranquille del mondo, ma in realtà sono due pazze che assassinano la gente in nome di un malissimo inteso senso umanitario. Un nipote savio scopre la faccenda e dopo molti guai riesce a farle rinchiudere in manicomio. Il savio scopre, per fortuna sua, di non avere legami di sangue con le assassine e scopre anche l'amore.


Critica

Arsenic and Old Lace è prima di tutto una commedia teatrale di Joseph Kesselring che è rimasta in scena a Broadway dal 1941 al 1944 per un totale di 1444 repliche. La trasposizione cinematografica di Frank Capra, girata nel 1942, vide la luce solo nel 1944 alla fine della fortunata tournée teatrale e in pieno conflitto mondiale. All’interno della filmografia del regista di Bisacquino, Arsenico e vecchi merletti rappresenta una splendida anomalia che rivela la profondità di tematiche esistenziali all’interno di un contesto apparentemente frivolo. Parte della critica ha sempre accusato Frank Capra di populismo, demagogia ed eccessivo paternalismo, mancando clamorosamente la commistione tra azione realistica e reazione fantastica, tra sottofondo amaro e via di fuga attraverso la farsa e la parodia.

La rappresentazione della società americana non è sempre così tenera e benevola: le partite di baseball sfociano in rissa, commediografi che scrivono contro la vita di coppia si sposano in segreto, arzille vecchiette correggono il vino con arsenico, cianuro e stricnina per “confortare” le pene di uomini soli; poliziotti e psichiatri appaiono poco professionali nei rispettivi ambiti. Anche se il tono è da comic-strip e la recitazione molto sopra le righe, è impossibile non notare un rumore di fondo sinistro che sembra riaffiorare nell’oscurità tra i lazzi e gli sberleffi.

Quasi tutto il film si svolge in interni, nella casa delle vecchie zie Abby (Josephine Hull) e Martha (Jean Adair) Brewster che dietro la facciata filantropica e solidale nascondono una follia omicida seriale che fa accatastare decine di cadaveri in cantina con l’aiuto del demente Teddy (John Alexander) novello Theodore Roosevelt. Quando il nipote Mortimer (Cary Grant) fresco di nozze con l’angelica Elaine (Priscilla Lane) si accorge del vizietto delle zie si innesca una reazione a catena fatta di doppi-sensi ed equivoci. A completare questo quadro di famiglia media disfunzionale, il fratello malavitoso Jonathan (Raymond Massey) con chirurgo plastico al seguito Dr Einstein (Peter Lorre).

La tripartizione dell’unità di luogo non sembra casuale: al piano di sopra c’è la follia manifesta, il delirio di uno schizofrenico che suona la tromba e dà la carica credendosi il presidente degli Stati Uniti; al piano terra la placida apparenza di due vecchiette che utilizzano l’assassinio seriale come sublimazione della loro megalomania e vanità; in cantina i prodotti del subconscio, i cadaveri lasciati a terra dall’alleanza tra pazzia consapevole e inconsapevole. La vita, a volte, non è meravigliosa. E dalle stucchevoli atmosfere natalizie si passa rapidamente alla cupa notte di Halloween. Cary Grant ipertrofizza le espressioni facciali del suo personaggio fino a diventare grottesca caricatura: la scena della scoperta del cadavere dentro la cassapanca moltiplica l’effetto sorpresa/suspense nello spettatore (se ne ricorderà Hitchcock nel suo Nodo alla gola). A tutto ciò si aggiunga la clamorosa somiglianza di Jonathan Brewster con Boris Karloff ed ecco tutta una serie di richiami meta-cinematografici (la parodia di Frankenstein) e meta-teatrali (Karloff interpreta il personaggio di Jonathan nella pièce) che innescano riuscite freddure (“Dove ha preso quella faccia? A Hollywood?”).

Frank Capra è perfetto nell’incastrare una scena dopo l’altra con un effetto domino che perde il suo mordente solo nella parte finale. Tutto giocato su un portentoso equilibrio tra comico e noir, Arsenico e vecchi merletti è una di quelle opere capaci di mantenere nel tempo il loro impatto sovversivo regalando al tempo stesso risate e urla di spavento, tensione e puro divertimento.

Fabio Fulfaro, sentieriselvaggi.it