Atanomia di un massacro - Cineclub Arsenale APS

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ATANOMIA DI UN MASSACRO

di Michelangelo Bertocchi

Durata: 61'
Luogo, Anno: Italia, 2024
Cast: Tiziano Augenti, Rocco Baldassini, Alessia Cosmo, Davide Di Mambro, Perla Fiaschetti


Sinossi

È un lavoro da stimare, anche perché la recitazione è sostituita da una disarmante vitalità, e da una costante ricerca di istanti e immagini espressive, uniche a questa storia - ed è un lavoro iper-giovane di auto-rappresentazione, e in quanto tale a prescindere un documento interessante per il sentimento del nostro tempo. Il film rischia e raschia, ma dà il suo spazio a ogni studente, volendo creare una costruzione cinematografica intorno a ciascuno, e così diventa un'inedita invenzione scolastica, ma anche un oggetto quasi antropologico. Le idee cinematografiche veicolano i significati più del dialogo e danno un'idea di cos'è la scuola più di ogni parola, e invece di "fare lo spot dell'istituzione" Michelangelo Bertocchi è riuscito a fare un ritratto corale dell'interiorità del corpo studentesco.


Critica

La vicenda è ambientata in una scuola, dove troviamo storie irrequiete che la attraversano e una strage ispirata a insegnamenti troppo superficiali. Il protagonista rimane irretito e confuso da una cattiva compagnia, che lo convince, in un progressivo e lento distacco dalla realtà, di liberarsi da suoi tormenti. Sulle note di "While my guitar gently weeps" dei Beatles, leitmotiv del film, comincia il breve e oscuro "Atanomia di un Massacro" di Michelangelo Bertocchi, una storia di violenza e incomunicabilità in giovinezza. La scena iniziale corrisponde, invero, al finale della storia. La location è un istituto scolastico imprecisato, alieno e kafkiano, fotografato in bianco e nero: è il luogo in cui si esprime un viavai di rappresentazione tra sogno e didattica, video musicale rockettaro e pura narrazione, documentario d'osservazione e poesia in immagini. Ad uno studente artistico e fantasioso (Bertocchi, il regista) viene commissionato un video promozionale per la scuola stessa. L'incubo di una tragedia studentesca è dietro l'angolo, nelle fantasie di uno studente con un deficit cognitivo e negli occhi di due studenti disperati e oscuri (due novelli e italici 'Columbine Shooters'), veri protagonisti di questa "atanomia" insieme alle loro turbe. Il disagio e il degrado è negli occhi e nelle parole dei personaggi, più che negli animi ribelli e nelle loro complessità; ma il luogo in cui è ambientato il film, questa scuola-mondo che è nel contempo discarica, centro sociale, municipio, orfanotrofio e vicolo cieco, è un suggestivo teatro per un incasellarsi di situazioni sconnesse.La regia, pur imprecisa e confusa, ma evita la pura goffaggine affrontando abbastanza bene i limiti tecnici (soprattutto nell'audio), con una ricchezza di idee che dimostra uno sguardo libero nella rappresentazione, con una regia che interpreta e rielabora Jarmusch, Kassovitz, Gus Van Sant più che qualsiasi regista italiano, e un testo ambizioso che di sicuro cita la "Casa Usher" di Poe, ma forse anche "Nodi" di D.B. Laing.

Nicola Settis, cinemaitaliano.info