Beautiful things - Cineclub Arsenale APS

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Beautiful things

di Giorgio Ferrero e Federico Biasin

Durata: 94'
Luogo, Anno: Italia, 2018
Cast: Van Quattro, Danilo Tribunal, Andrea Pavoni Belli


Sinossi

Van è un manutentore di pozzi petroliferi. Lavora nel deserto, all’interno di un grande giacimento in Texas. Danilo è capo macchina su una nave cargo. Vive ogni giorno nel cuore dello scafo dove risiede un mastodontico motore. Andrea è uno scienziato. Ha passato la propria vita tra le formule matematiche e il silenzio delle camere anecoiche. Vito ha trascorso metà della propria vita gestendo slot machine. Oggi è il responsabile di un’immensa fossa di rifiuti in cemento armato. Questi uomini sono inconsapevolmente alla base della sequenza di creazione, trasporto, commercializzazione e distruzione degli oggetti che alimentano la bulimia del nostro stile di vita. Gli oggetti di cui pensiamo di aver bisogno ogni giorno iniziano e finiscono il loro viaggio all’interno di luoghi industriali e scientifici isolati e spettrali. Questi uomini sono monaci all’interno di templi di acciaio e cemento e ripetono ogni giorno nel silenzio e nella solitudine la stessa liturgia meccanica, convivendo con i propri fantasmi. Lei e Lui sono una coppia come tante. Hanno passato la vita ad accumulare oggetti fino a un punto di saturazione. Sono cresciuti nel boom della televisione commerciale, sono la prima generazione a essersi emancipata attraverso Internet. Oggi hanno quarant’anni e sono alla ricerca di una via d’uscita. Lei e Lui siamo noi. E noi non abbiamo mai sentito parlare di loro.

In programmazione

Critica

Da un capo all’altro della vita di un oggetto, a incontrare gli «eremiti» che ne scandiscono i passaggi, si sono lanciati i torinesi Giorgio Ferrero e Federico Biasin, registi di «Beautiful things», che fino a otto mesi fa era un progetto sulla carta: così interessante e sperimentale da essere uno dei tre selezionati dalla Biennale College di Venezia tra centinaia di altre candidature da tutto il mondo. È stato quindi realizzato grazie al fondo messo a disposizione dal bando. Sarà proiettato alla Mostra del Cinema. Otto mesi: pochissimi per un progetto massimalista come quello dei due autori che hanno macinato migliaia di chilometri d un pozzo di petrolio in Texas alle settimane in mare tra i container. Il silenzio lo hanno trovato a Bologna in due camere anecoiche (completamente insonorizzate), per chiudere l’esperienza in un termovalorizzatore. Quattro tappe, quattro atti, quattro lavoratori che si raccontano, e non solo: «Non è un documentario in senso stretto - spiega Ferrero - gli attori parlano di sé, ma nella loro narrazione si fonde quella di altre storie intorno a loro». Non bastasse l’originalità del soggetto, la parte più sperimentale riguarda la colonna sono. Ferrero, regista e fotografo, è prima di tutto un compositore, di colonne sonore per film ne ha scritte decine. Il commento audio è stato uno dei fattori premianti per Venezia. E i quattro atti del film sono scanditi da quattro registri che diventano sinfonia: il rumore dei pozzi di petrolio percossi, un coro di voci femminili, un soprano che canta sott’acqua, i suoni delle slot machine.

Paola Italiano, La stampa tv.it