Bob Marley - One love - Cineclub Arsenale APS

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BOB MARLEY - ONE LOVE

di Reinaldo Marcus Green

Durata: 107'
Luogo, Anno: USA 2024
Cast: Kingsley Ben-Adir, Lashana Lynch, James Norton, Tosin Cole, Umi Myers


Sinossi

Kingston, Giamaica, 1976. Il paese è segnato da disordini quotidiani, scontri fra gang e violenti conflitti politici (tra il JLP, Jamaica Labour Party e il PNP, People’s National Party). La Giamaica rischia di sprofondare nella guerra civile. Il cantante reggae rastafariano Bob Marley (Kingsley Ben-Adir) ha in programma un concerto per la pace e contro ogni forma di violenza. Nel ghetto di Trenchtown, il musicista sta provando con la band dei Wailers, quando un attentato a colpi di pistola ferisce lui, la moglie Rita (Lashana Lynch) e l’amico e manager Don Taylor (Anthony Welsh). Nonostante le condizioni precarie di salute e la perplessità dei medici e degli amici più cari, l’artista sopravvissuto deciderà di cantare e suonare ugualmente, in nome della pace. Poi lascerà Kingston con la band per un lungo “esilio” a Londra, dove registra l’album (presto cult) dalle venature bibliche, fin dal titolo, Exodus…

Infine, comincerà una lunghissima tournée mondiale di grande successo. Dal ’76 alla morte, a soli 36 anni nel 1981, il film ripercorre le tappe più rilevanti nella vita del musicista e cantante giamaicano.

In programmazione

Critica

Tra il 1976 e il 1978 Robert Nesta Marley, detto "Bob", vive anni intensi, in un'alternanza di grandi gioie e momenti dolorosi. La scelta di indire un concerto a Kingston per riappacificare i due principali partiti politici di Giamaica si rivela ancor più pericolosa delle aspettative: Bob e la moglie Rita subiscono un attentato, ma, benché feriti, riescono a sopravvivere. Bob lascia quindi temporaneamente la Giamaica per trovare rifugio a Londra, dove ad accoglierlo, con curiosità mista ad ammirazione, c'è il popolo punk. Il ritorno in patria sarà da trionfatore e pacificatore.

Il biopic musicale è da sempre un genere fortunato sul piano del pubblico e inviso alla critica cinematografica. La ragione è semplice: troppo inquinamento da fan service, una fastidiosa tendenza all'agiografia del soggetto artistico.

Ma soprattutto una tendenza perniciosa ad adagiarsi su stereotipi e situazioni ricorrenti, schematiche e enfatiche, come a evidenziare sul piano emotional ogni passaggio cruciale della biografia Wikipedia. Rarissimo che si scavi nell'anima dell'artista e si sperimenti un approccio inconsueto alla materia: le eccezioni sono rarissime, viene in mente Control di Anton Corbijn o a suo modo The Doors di Oliver Stone, caposaldo del genere.

Bob Marley, amatissimo ieri come oggi, era pericolosamente indiziato di possibile agiografia e Reinaldo Marcus Green chiarisce in poco tempo quale sarà il tono di Bob Marley: One Love. Purtroppo tutti i cliché di cui sopra si ritrovano puntualmente nel film di Green: chi cerca una ricostruzione fedele della vita di Bob Marley resterà deluso al pari di chi cercherà semplicemente di vedere un buon film. Green non trasmette mai la volontà di scegliere cosa privilegiare e cosa trascurare della parabola di Marley. Procede per accumulo o per inerzia, senza timone.

Sappiamo che Marley amava giocare a calcio? Ecco che la sceneggiatura lo posiziona in maglietta e pantaloncini in ogni occasione possibile, secondo una modalità repetita iuvant. A volte Bob Marley: One Love sembra rivolgersi al target a cui pensava Silvio Berlusconi - "un undicenne, neanche troppo sveglio" - per come ribadisce concetti elementari su Bob, sulle sue abitudini e sul suo rapporto con Rita.

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