Chiamami col tuo nome - Arsenale Cinema

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Chiamami col tuo nome

di Luca Guadagnino


Sinossi

Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio Perlman, un diciassettene italoamericano di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. Elio viene immediatamente attratto da questa presenza che si trasformerà in un rapporto che cambierà profondamente la vita del ragazzo.


Critica

Guadagnino non si limita a raccontare un romanzo di formazione, la sua è una danza dolcemente ipnotica fra l’apollineo della forma e il dionisiaco del desiderio che s’incarna nelle immagini del film. Il regista, attraverso uno sguardo in grado di abbracciare tutti gli elementi del racconto, crea un vero e proprio mondo che si configura, inevitabilmente, anche come un riflesso del processo creativo che ha dato corpo al film (quelli che una volta si definivano film-cervello). Guadagnino, infatti, appartiene alla categoria di quei cineasti profondamente italiani che riescono letteralmente a reinventare lo specifico nazionale reinventandolo su un piano squisitamente filmico, dando vita a un’immagine completamente nuova del nostro paese (basti pensare al lavoro svolto sul paesaggio nel sottostimato – in Italia – A Bigger Splash, o al contrasto fra campagna e città di Io sono l’amore).

In questo senso Guadagnino è davvero un cineasta totale. Tutto nel suo cinema concorre a creare un’esperienza visiva totalizzante. Ogni dettaglio concorre alla creazione di una tela sinestetica dove i sensi dello spettatore sono chiamati a partecipare a quella che si offre a tutti gli effetti come una cerimonia dei sensi. Il magistero autentico di Guadagnino è di far sorgere questo piacere puro dell’immagine e del racconto da elementi minimi, quasi impercettibili. Lo stormire delle foglie si muta così in un balzo muto del cuore, un passaggio di cirri si fa stilla di desiderio, il cadere della pioggia estiva sull’erba, mentre il cielo s’incupisce, un languore subitaneo, dolce, morbido, che stringe d’assedio gentilmente il cuore. Da cinefilo colto e appassionato (ma anche intransigente e severo), Guadagnino evoca senza remore Renoir (la sua, in fondo, è une partie de campagne...), ma si concede pure il divertimento ironico di “panoramicare” dagli amanti al giardino notturno evocando, affettuosamente, le ipocrisie del codice Hays. (…) E poi c’è naturalmente lo sguardo del regista che s’innamora a ogni inquadratura, che accarezza i corpi dei suoi attori e li protegge con movimenti di macchina puntuali e attenti. Guadagnino, infatti, pratica un cinema classico impuro, ossia un cinema che ha assorbito tutte le fratture della modernità e della post-modernità, che non avverte la necessità di manifestarsi attraverso violenze formali, e a partire da questo ritrovato classicismo riesce a creare un cinema aperto, ontologicamente contaminato, libero.

Giona A. Nazzaro, repubblica.it

 

Scheda
Titolo: Chiamami col tuo nome
Regia di: Luca Guadagnino
Durata: 132'
Luogo, Anno: Italia, 2018
Cast: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg

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