Corpo Celeste - Cineclub Arsenale APS

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CORPO CELESTE

di Alice Rohrwacher

Durata: 98'
Luogo, Anno: Italia, 2011
Cast: Yle Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri, Monia Alfieri, Licia Amodeo, Maria Luisa De Crescenzo


Sinossi

Marta inizia subito a frequentare il corso di preparazione alla cresima, l’età è giusta, ed è anche, le ripetono tutti, un bel modo per farsi nuovi amici. Senza la cresima non ti puoi neanche sposare! Incontra così don Mario, prete indaffarato e distante che amministra la chiesa come una piccola azienda, e la catechista Santa, una signora un po’ buffa che guiderà i ragazzi verso la confermazione. In parrocchia si sta preparando una festa per l’arrivo di un nuovo Crocifisso Figurativo che dovrà sostituire quello stilizzato e fluorescente che poco piace ai parrocchiani. Nell’attesa della grande festa della parrocchia, Marta partecipa alle attività del catechismo, impara a memoria le formule del libro, canta “mi sintonizzo con dio”. Ma capirà presto che altrove deve trovare la sua strada, non la via al di là del mondo, ma la via attraverso il mondo.


Critica

Dire che 'Corpo celeste' è un film sulla chiesa oggi sarebbe rinchiuderlo in un'etichetta molto limitante. La chiesa c'è, c'è quella parrocchia, ci sono i sintomi della sua inadeguatezza rispetto al presente, come accade a Santa la catechista piena però di buone intenzioni e allo stesso parroco con le sue ambiguità, ma sembra anche l'ultimo luogo rimasto in cui trovarsi e 'inscenare' il rito collettivo della comunità con cui opporsi all'anonimato. Quel microcosmo racconta il nostro tempo, parla di noi, del presente, è l'Italia in cui viviamo (e non solo) fatta di tv e indifferenza - agghiacciante la spiegazione di una zia di Marta che compra il pesce dell'Atlantico perché quello del Mediterraneo potrebbe mangiare i cadaveri dei migranti, ma l'allenamento di cui dicevamo fa sì che Alice Rohrwacher non sia mai programmatica, il suo parlare del tempo è cinema, è un personaggio, che ama senza identificazione, con una scelta anche qui molto chiara di ruoli e di narratività.

Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 18 maggio 2011