Dio è donna e si chiama Petrunya - Cineclub Arsenale APS

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Dio è donna e si chiama Petrunya

di Teona Strugar Mitevska

Durata: 100'
Luogo, Anno: Russia, 2019
Cast: Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Stefan Vujisic


Sinossi

Petrunija è laureata in storia, ha 32 anni, vive nella cittadina macedone di Štip e non ha un'occupazione. Rientrando verso casa dopo un colloquio di lavoro andato male, si ferma ad assistere a una cerimonia ortodossa per le strade. Il rituale prevede che il prete getti una piccola croce nel fiume e che gli uomini si precipitino a recuperarla. Petrunija, vicina alla riva, vede che nessuno raggiunge l'oggetto sacro e si tuffa a recuperarlo. Ne nasce una rissa per strapparle la croce di mano e, più tardi, la giovane è portata al posto di polizia per essere interrogata su un gesto che è stato filmato e il video è diventato popolare in internet, attirando l'attenzione della giornalista di una televisione nazionale.


Critica

L'aspetto più importante del film è l'arco del personaggio di Petrunya. Quando la incontriamo per la prima volta, non sembra minimamente interessata ai diritti delle donne, poiché pensa di avere problemi più grandi. Ma quando l'intera comunità le si rivolta contro, si rifiuta di arrendersi. "Perché non ho il diritto a un anno di fortuna?" chiede all'ispettore confuso. È diventata una donna che lotta per se stessa, e cosa potrebbe esserci di più femminista?

Inquadrato dalla prolifica direttrice della fotografia Virginie Saint-Martin e montato da Marie-Hélène Dozo, il film ha una certa qualità punk: l'immagine si sposta dagli esterni luminosi alle scene notturne nella stazione di polizia fatiscente. Ciò non avviene dolcemente, e nemmeno le altre transizioni: Dozo si assicura che lo spettatore non venga cullato in un falso senso di sicurezza dal racconto e spesso taglia in modo brusco. La lotta di Petrunya è emblematica della questione sociale più acuta dei nostri tempi, che non ha ancora avuto slancio nei Balcani, e il film di Mitevska è sia un contributo significativo alla causa sia una potente opera cinematografica a pieno titolo.

Vladan Petkovic, cineuropa.org