Critica
Donne sull’orlo di una crisi di nervi è una commedia grottesca in cui l'inverosimiglianza predomina: Almodóvar costruisce situazioni paradossali, scene madri da melodramma e personaggi caricaturali in una Madrid resa artefatta dai colori intensi dei costumi, della scenografia e della fotografia. Tuttavia, anche nell’eccesso e nella teatralità, le protagoniste donano uno spaccato emotivo estremamente autentico. Iván, assente per quasi l’intera pellicola, è il collante di tutti i personaggi, accomunati da una forte incapacità comunicativa: il telefono, infatti, è una presenza ricorrente nel film, addirittura cruciale per alcune svolte di trama, ma è spesso inutilizzabile, simbolo delle difficoltà di comprendersi e ascoltarsi reciprocamente. La cornetta è feticcio di un uomo assente, è la vittima principale della furia distruttiva di Pepa: scagliato giù dal balcone, proietta i desideri assassini e autodistruttivi della donna. Nella tensione sempre costante tra erotismo e pulsione suicida, emerge l’ilarità di una disperazione tanto smodata da sfiorare il nichilismo, ma che si risolve costantemente in un sorriso carico di comprensione e umanità. I personaggi femminili di Donne sull’orlo di una crisi di nervi sono isterici e, in parte, stereotipati, ma i cliché sono sfruttati per rappresentare mondi caratteriali sfaccettati di donne che non temono di essere giudicate rumorose, esagerate e sentimentali. Non è un caso che Pepa lavori come doppiatrice cinematografica, amplificando le proprie emozioni con quelle dei personaggi a cui presta la voce. Proprio nello specchio della pellicola si inserisce il momento scatenante della crisi: quando la voce di Iván, che ha già inciso la sua parte in colonna separata, le confessa il suo amore disperato. Ma il volto che parla è quello di Sterling Hayden, le sue parole non sono che una finzione, e Iván già è lontano, narcisisticamente impegnato in una nuova avventura. Almodóvar, del resto, racconta di essersi ispirato durante la scrittura del film al monologo di Cocteau La voce umana, a cui ha anche dedicato un omonimo cortometraggio nel 2020. Il regista spiega, “in quell'opera, l'amante assente non ha voce, anche quando lui chiama e lei risponde al telefono, non lo sentiamo. 'La voce umana' è quella di lei, che racconta il catalogo infinito delle sue sofferenze quotidiane, nella cui contemplazione soffoca come in un pozzo senza fondo. Perché l'assenza è questo, uno specchio nero e cristallino che riflette solo l'angoscia di chi lo guarda”
Penelope Ena e Lorenza Graglia
Allieve del Corso ordinario Classe di Lettere e Filosofia Scuola Normale Superiore