Escher – Viaggio nell'infinito - Cineclub Arsenale APS

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Escher – Viaggio nell'infinito

di Robin Lutz

Durata: 90'
Luogo, Anno: Paesi Bassi, 2018
Cast: George Escher, Jan Escher


Sinossi

Come si possono ricreare le forme ripetute delle cose che si susseguono lontano nel paesaggio? Come si fa a catturare quelle geometrie, quelle ombre e quei dettagli che l'occhio percepisce in maniera così perfettamente assemblata nello spazio? Escher ci riesce componendo, con un rigore matematico e uno stile ossessivo fatto dalla ripetizione dei soggetti, le forme che l'illustratore coglie intorno a lui, che appaiono via via infinite. "Non sono un artista. Sono un matematico", risponde Mauritz Cornelis Escher a Graham Nas, cantautore e fotografo inglese che scopre l'illustratore olandese grazie a un prezioso libro alla fine degli anni Sessanta, e lo contatta al telefono.


Critica

Escher produce delle piccole coreografie che entrano le une nelle altre, restituendo un'idea di infinito. L'occhio ha una ricezione particolare quando osserva le creazioni di Escher, per questo al grafico olandese sono state attribuite diverse invenzioni basate sull'illusione ottica.

"I am afraid there is only one person in the world who could make a good film about my prints; me / "Temo che ci sia un'unica persona che può fare un buon film sulle mie riproduzioni. Io", esordisce così il narratore Escher nel che racconta la sua vita: una figura di intellettuale che ha lavorato e creato fino alla sua morte, nel 1972. Il regista ha scelto di non ricostruire il suo personaggio attraverso un attore, di non renderlo fittizio, ma di lasciarlo come testimone e narratore del nostro tempo che commenta le cose dall'esterno, da un altro mondo.

Escher infatti, con la prestante voce fuori campo di Stephen Fry, osserva la realtà contemporanea con ironia e stupore nei confronti di chi, ancora oggi, ama la sua opera. Questa chiave di narrazione del film è originale e bilancia la storia di Escher con le sue derivazioni nel contemporaneo - dal mondo del tattoo a cui le sue illustrazioni sono arrivate, fino alle grandi mostre dedicate.

Le sue illustrazioni hanno girato il mondo. Quello stesso mondo che Escher ha un po' girato e da cui si è ispirato, con particolare amore nei confronti dell'Italia, in particolare della Toscana e i suoi paesaggi, o alla Spagna, dove è stato attratto dagli ornamenti di matrice orientale di Toledo e Granada. Elementi ripetuti nei suoi moduli visivi attraverso architetture o segni sempre più fitti. Escher ha inventato queste regole: è riconoscibile per i micro-mondi grotteschi e barocchi, densi di elementi diversi, o per quello stesso soggetto ossessivamente disegnato.

Variazioni infinite di onde, di pesci, di uccelli, di animali preistorici inventati che, come in un labirinto, sembrano non terminare mai. E l'opera di Escher non termina mai, infatti. Anche dopo la sua morte questo illustratore è copiato, trattato, mostrato. A Palazzo Reale di Milano, ad esempio, nel 2017 gli fu dedicata un'importante retrospettiva. Le sue creazioni sono state comprese, assorbite e amate da tanti. Le rane, gli steli d'erba, le geometrie, le scale che salgono e scendono... sono Escher.

Rossella Farinotti, mymovie.it