Futura - Cineclub Arsenale APS

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FUTURA

di Lamberto Sanfelice

Durata: 97'
Luogo, Anno: Italia, 2021
Cast: Niels Schneider, Daniela Vega, Matilde Gioli


Sinossi

Louis guida un taxi notturno e accompagna Lucìa, una trans cilena, nelle tappe di spaccio di droga attraverso una Milano senza nome. Louis, cresciuto a Parigi e è figlio di un celebre musicista jazz, ha ereditato dal padre tanto il talento musicale quanto la paura di non esserne all'altezza. Per questo, invece di dedicarsi anima e corpo alla carriera di trombettista, compie quelle scorribande notturne che gli procurano il denaro per mantenere l'ex moglie Valentina e la figlia Anita, anche lei dotata di grandi capacità musicali al pianoforte. Riuscirà Louis ad uscire dai giri sordidi della droga, fare onore al suo genio artistico e ritrovare il dialogo con Anita e Valentina?


Critica

Parafrasando una famosa citazione dell’intellettuale uruguaiano E. H. Galeano si trova forse il senso più profondo di Futura, l’opera seconda di Lamberto Sanfelice. Un film inedito nel panorama italiano per forma, atmosfere e linguaggi, in grado di toccare diverse tematiche, scegliendo come spazio di divulgazione quello della musica. Musica jazz, per la precisione, anche se non disdegna di “colorare” i suoi diversi personaggi e i suo ambienti di generi diversi. Sanfelice dipinge il suo film strizzando l’occhio a Damien Chazelle (splendida sequenza di apertura), prendendo un po’ di Francia e portandola a Milano, techno e strade notturne, dove viene a contatto con lirica e Sudamerica. Tutto nel nome della musica, tutto rielaborato attraverso la musica.

Di fronte a noi si staglia un ritratto inedito di Milano, lontano dal cuore della città e dalla velocità della sua vita, ma che preferisce invece concentrarsi sui suoi scorci periferici, sulle sue strade deserte e, soprattutto, sui suoi club, da quelli più vicini alla disco a quelli jazz. Il tutto raccontato cercando costantemente dei toni moderni, in modo da tenere presente un filo diretto e coinvolto con lo spettatore. L’idea di portare dei musicisti professionisti sul set per interpretare, di fatto, loro stessi e incaricarli della composizione della colonna sonora, è una scelta che va in questo senso. Ne consegue che l’elemento musicale (bilanciato e supportato molto bene da quello visivo) è trattato finemente nel suo ruolo diegetico, divenendo un perfetto terreno di incontro e di scontro tra i personaggi e un fertile cammino di redenzione per un protagonista, sospeso tra lo status di figlio orfano e di padre assente.

Jacopo Fioretti, cinematographe.it