Gli indifferenti - Cineclub Arsenale APS

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Gli indifferenti

di Leonardo Guerra Seragnoli

Durata: 104'
Luogo, Anno: Italia, 2020
Cast: Edoardo Pesce, Giovanna Mezzogiorno, Valeria Bruni Tedeschi


Sinossi

Mariagrazia è una signora altoborghese che vive molto al di sopra delle sue possibilità da quando è mancato suo marito. Ad allungarle prestiti (che dovrà restituire con gli interessi) è il suo amante Leo, che da tre anni la circuisce con l'obiettivo di sottrarle la sontuosa casa di famiglia. Una casa dove vivono anche i figli di Mariagrazia: la neodiciottenne Carla, che si sta ritagliando una popolarità web nel ruolo di gamer e attira le attenzioni di Leo, e Michele, che intrattiene passivamente una relazione con Lisa, storica amica di famiglia coetanea di sua madre.

In programmazione

Critica

Leonardo Guerra Seràgnoli si ispira liberamente al capolavoro di Alberto Moravia Gli Indifferenti traducendo il vuoto interiore e l’indifferenza alla vita e alle emozioni in dei personaggi inseriti nella contemporaneità ma che conservano la meschinità e l’ipocrisia della borghesia raccontata nel romanzo pubblicato nel 1929 senza per questo apparire anacronistici. Una decadenza morale, quindi, che non ha tempo, rappresentata in particolar modo da Mariagrazia e Leo: una preoccupata solo delle apparenze, che paragona i suoi frivoli bisogni a quelli della domestica che chiede di avere lo stipendio arretrato per pagare l’affitto, l’altro viscido e meschino che usa le difficoltà altrui per raggiungere i suoi obiettivi, come “sedurre” la giovane Carla sapendo benissimo che non potrà ribellarsi perché ha bisogno dei suoi soldi per vivere. Così la ragazza si “concede” all’uomo con freddezza, immobile, perdendo in un solo momento quella luce negli occhi che gli altri personaggi non hanno sin dall’inizio del film. Sono degli sguardi spenti, incapaci di provare interesse verso qualcosa o qualcuno o di sentire delle vere emozioni: degli sguardi persi nel vuoto anche durante l’atto sessuale che non ha nessuna valenza erotica o sensuale, come quello di Carla con Leo, un vero e proprio abuso, quello di Mariagrazia che tenta inutilmente di provare anche piacere fisico e quello senza passione di Michele con la matura Lisa.  Così l’eleganza della messa in scena, in ambienti ricercati e sontuosi, curati nei minimi particolari, contrasta con quei corpi che si muovono da una stanza all’altra quasi svuotati di un’anima, indifferenti all’amore, alla pietà, alla dignità, alla gioia. Nemmeno un terremoto emotivo riesce a cambiarli e anche la stessa Carla, quella che sembrava essere il motore di una rivoluzione familiare, si adegua a quel vivere senza sentire in un finale scioccante pur nel suo garbo formale. Il regista rimane fedele allo spirito del romanzo di Alberto Moravia dirigendo i protagonisti in maniera impeccabile, i quali appaiono tutti perfettamente inseriti nelle loro parti consegnando delle interpretazioni profonde e vere: Edoardo Pesce nel ruolo di Leo è perfetto in ogni movenza, in ogni sguardo riflessivo e calcolatore e nel comunicare tutto lo squallore delle sue intenzioni; Valeria Bruni Tedeschi sembra nata per interpretare Mariagrazia Ardengo riuscendo a esprimere tutta la vacuità del suo personaggio che balla in maniera ridicola ed elemosina soldi e calore umano e quando il mondo dovrebbe crollarle addosso si preoccupa solo delle convenzioni sociali e di un ballo in maschera; mentre Vincenzo Crea, dal profilo aristocratico, e Beatrice Grannò, l’unica per quale si prova un po’ di empatia, sono i perfetti figli di una borghesia falsa e anaffettiva. Infine Giovanna Mezzogiorno anche in una piccola parte si rivela sempre rigorosa e autentica.

Caterina Sabato, Cinematographe.it