Il naso o la cospirazione degli anticonformisti - Cineclub Arsenale APS

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IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI

di Andrey Khrzhanovskiy

Durata: 89'
Luogo, Anno: Russia, 2020
Cast:


Sinossi

Un aereo decolla e i suoi importanti passeggeri (tra loro c'è anche Tonino Guerra) possono guardare sui monitor i film più diversi. Due di loro si trovano a parlare de "Il naso" di Gogol e da lì ha inizio "un viaggio in tre sogni" nella storia della Russia della prima metà del '900. "Il naso" di Gogol non è solo un racconto in cui, partendo dal fatto che un mattino l'assessore collegiale Kovaliòv si ritrova senza più il naso, si innescano vicende surreali. È anche un piccolo ma profondo trattato sulla ricerca della propria identità da parte dell'essere umano. Dmitrij Šostakovic ne colse l'importanza e, nel 1927 iniziò a lavorare ad un'opera lirica ispirata al racconto. Il suo lavoro venne stroncato come formalista dal partito sovietico dei musicisti ed è da qui che prende le mosse il film per descrivere, con grande ironia ma anche con profondo rispetto per le vittime, il terrore staliniano.

In programmazione

Critica

Il naso come centro di ciò che ci definisce: il volto. E se sparisse? Cosa ne sarebbe della nostra identità? È forse il naso la nuova anima dell’uomo moderno e materialista? E se la nostra identità, la nostra anima, si ribellasse a noi stessi? Chissà cos’avrebbe pensato di noi Gogol, sapendo che la nostra è una società dove si può trasformare il proprio naso a piacimento, solo per benessere estetico. Il patchwork di Khrzhanovsky fonde opera e musical con un collage dal ritmo febbrile. La cultura è attenzione all’altro diverso da noi. Il presupposto fondamentale è la pace. In maniera colta e visionaria è ciò che sussurra questo film. Si citano Rossini, Verdi e il suo Rigoletto nella melodia che tanto ricordano gli esperti di Amici Miei. Una pioggia di riferimenti all’arte sovietica dalle parti di cinema, letteratura e pittura bagna tanto la vicenda del Naso come illusione identitaria e sibillina al centro dei totalitarismi, quanto il secondo atto, che vira su Stalin, la sua trojka e lo scrittore Bulgakov. Si percorre allora la via impervia della censura culturale attraverso una curiosa corrispondenza tra il dittatore e l’autore. Potere e burocrazia come simboli di una dittatura, Stalin cartoon diventa satira corrosiva. “Non mi piace fare pressione sulle opinioni altrui”, dirà il dittatore ai suoi sottoposti. L’allegoria musicale su deliri burocratici e totalitari sfocia nella documentazione sui gulag, i campi di detenzione voluti dalla trojka del regime sovietico.
Il terzo atto inizia invece spingendo sulla posterità poiché due dame ottocentesche, dalla balconata di un
teatro fanno ironia pungente sul musicista Šostakovič commentandone le foto goffe da uno smartphone.
Così il regista amalgama il pettegolezzo senza tempo alla sua moderna evoluzione social. Sbuca pure Putin in TV, incalzato da un giornalista sui fondi stanziati per la Cultura in Crimea! Il metacinema ci riporterà inesorabilmente nel boeing iniziale, ma lo scontro crudele tra realismo e formalismo ricorda tragicamente l’attuale situazione russa ad opera di Putin. A questo proposito va ricordato che il regista, all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina è stato uno dei firmatari, assieme ad altri registi, tecnici e artisti del cinema d’animazione russo e ucraino, di una lettera di dissenso contro l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito governativo di Putin. Il Naso o la cospirazione degli anticonformisti designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, ha vinto il Premio della Giuria in due storici festival di cinema d’animazione d’Europa, Annecy e Zagabria. È stato inoltre finalista agli EFA 2020 come Miglior film d’animazione e nella selezione per la stessa categoria degli Academy Awards come titolo rappresentante della Federazione Russa. Anche se l’opera prima di Khrzhanovsky, del 1968, è stato il primo caso di prodotto d’animazione censurato dal governo sovietico. I tempi sono cambiati? Sarà la Pace a risponderci.
Francesco Di Brigida, Cinematographe