Il processo ai Chicago 7 - Cineclub Arsenale APS

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Il processo ai Chicago 7

di Aaron Sorkin

Durata: 129'
Luogo, Anno: USA, 2020
Cast: Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Eddie Redmayne


Sinossi

Vari esponenti della controcultura giovanile di sinistra vengono scelti, letteralmente, come capro espiatorio per la violenta repressione delle proteste avvenute durante la convention democratica di Chicago del 1968. Con loro viene incredibilmente accusato anche Bobby Seale, co-fondatore del movimento delle Pantere Nere, che a Chicago era stato solo per quattro ore quel giorno. Grazie alle testimonianze di un gran numero di infiltrati nella protesta, si cerca di pilotare il processo verso la condanna, ma il giudice è così di parte e propenso a bizzarre decisioni da sollevare sempre più dubbi sulla regolarità del processo.

In programmazione

Critica

«Non ho mai voluto che il film fosse sul 1968, che fosse un esercizio di nostalgia o una lezione di storia. L’ho sempre inteso come un film sul presente. Quello che non sapevo è quanto il presente sarebbe stato come il 1968». Così Aaron Sorkin descrive all’«Hollywood Reporter» il suo nuovo film, The Trial of the Chicago 7 – il mantra del «film sul presente», e per il presente, così fondante che – qualche mese fa, con la prospettiva della riapertura delle sale in Usa sempre più buia e il distributore Paramount che non garantiva una data d’uscita in autunno – The Trial of the Chicago 7 è stato «rilevato» da Netflix. Da Fred Wiseman (con City Hall) a Alex Gibney (con Agents of Chaos, su Russia ed elezioni Usa, già su Hbo, e con Totally Under Control, su Trump e pandemia, in uscita a ottobre), al film in due puntate sull’ex direttore dell’Fbi James Comey, diretto da Billy Ray per Showtime, The Comey Rule, al documentario All in the Fight di Liz Garbus sulla repressione del voto, la quantità di contenuti a sfondo della politica contemporanea che sperano di raggiungere gli schermi americani prima delle elezioni del 3 novembre è altissima. Tra tutte le proposte, la seconda regia di Sorkin dopo Molly’s Game è quella più tradizionalmente hollywoodiana (non a caso la sceneggiatura è stata per anni nelle mani di Spielberg, che però poi ha preferito The Post). Grande cast, valori di produzione da studio e un film radicato nella tradizione del dramma giudiziario che ben si sposa con la vocazione ai virtuosismi oratori dei copioni di Sorkin (autore anche di A Few Good Men), Il processo ai Chicago 7 (titolo italiano), apre con un montaggio di immagini che dichiarano subito il cortocircuito con il presente – poliziotti in riot gear, armati di lacrimogeni e manganelli che si scontrano contro una folla di manifestanti fatta in gran parte di giovani, di tutte le razze. Non è Minneapolis, Portland, Seattle o New York (le ultime tre definite ufficialmente «città anarchiche» da Trump qualche giorno fa) ma Chicago. Non è l’estate 2020 ma quella del 1968, poco dopo gli omicidi di Martin Luther King e Bobby Kennedy. Non è la convenzione via zoom inscenata dal partito democratico l’agosto scorso ma quella molto in carne e d’ossa di 52 anni fa, dove migliaia di giovani confluirono per protestare contro la guerra in Vietnam, incarnata dal vice di Lyndon Johnson e candidato democratico alla presidenza, Hubert Humphrey.

Giulia D'Agnolo Vallan, ilmanifesto.it