IL SIGNOR DIAVOLO - Arsenale Cinema

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IL SIGNOR DIAVOLO

di Pupi Avati


Sinossi

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso.


Critica

Con una facile battuta, verrebbe da dire "diavolo di un Avati!". Dopo aver a lungo, almeno in apparenza, snobbato gli horror che tutti amiamo, in favore di altri suoi lavori più impegnati, a 80 anni il regista bolognese riesce a coniugare le sue due anime, quella autoriale e quella visionaria, in un film che è un ritorno alle origini e alle radici stesse del suo cinema, riportandoci in quella provincia italiana che tanti orrori veri e immaginari ha prodotto nei secoli. Pupi Avati torna a firmare un film per il grande schermo 5 anni dopo l'ultimo (non riuscitissimo) e per farlo attinge (cambiando intelligentemente il finale) ad un suo romanzo del genere “gotico padano”, adattato assieme al figlio e al fratello. Qua, a differenza della campagna ferrarese dove si svolge La casa dalle finestre che ridono, l'ambientazione rurale della storia è il Veneto dei primi anni Cinquanta, per la precisione del 1952, anno in cui il Presidente del Consiglio, il democristiano Alcide De Gasperi, al suo settimo governo, chiama a raccolta il mondo cattolico contro il Pericolo Rosso. Per questo, quando a Roma giunge voce che un ragazzino ha ucciso un suo coetaneo sostenendo che fosse il diavolo, a quanto si dice istigato da una suora e un sacrestano, un solerte funzionario invia uno dei suoi uomini a indagare: la paura è che la ricca madre della vittima, infuriata contro quelle che definisce superstizioni, nuoccia all'immagine della Chiesa propagandata dal partito di governo. Ancora una volta, il regista bolognese ci intrappola in una storia da incubo, che – pur essendo molto diversa dalle precedenti – rivela man mano dei particolari che ci convincono di trovarci nello stesso mondo arcaico che tanto ci ha già spaventato qualche decennio fa. (…) È un'Italia che sembrava scomparsa, quella del contrasto così netto tra passato e modernità, cultura contadina e scienza, religione e politica uniti contro il comunismo, ma che sembra tornare oggi, quando il “diavolo” usa i social e le fake news per produrre l'odio di cui si nutre e con cui continua a infettare il mondo. Ma senza spingerci troppo lontani in metafore che nascono più dallo sguardo del critico che da quello dell'autore, notiamo che Il signor diavolo, senza presunzione, offre agli autori di horror contemporaneo diverse lezioni. La prima è che in meno di 90 minuti si può (se si sa) raccontare una storia e farlo bene, in modo da fartici ripensare anche tempo dopo, senza archiviarla con troppa facilità. In un periodo in cui si celebrano horror provenienti dall'estero che ricostruiscono nei minimi, estenuanti dettagli, leggende popolari racchiuse in impressionanti impalcature architettoniche e scenografiche che contengono quasi esclusivamente l'ego di autori prematuramente promossi a maestri (e siamo sicuri che capite a chi ci riferiamo), ci è più che gradito questo ritorno alla semplicità con cui un tempo registi tanto diversi come Mario Bava, Riccardo Freda, Lucio Fulci e Dario Argento confezionavano le loro storie di paura, amate in tutto il mondo.

comingsoon.it

 

Scheda
Titolo: IL SIGNOR DIAVOLO
Regia di: Pupi Avati
Durata: 86'
Luogo, Anno: Italia, 2019
Cast: Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Cesare Cremonini

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