IO TI SALVERÒ - Cineclub Arsenale APS

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IO TI SALVERÒ

di Alfred Hitchcock

Durata: 118'
Luogo, Anno: Usa, 1945
Cast: Ingrid Bergman, Gregory Peck, Rhonda Fleming, Michail Čechov, Leo G. Carroll


Sinossi

La giovane dottoressa Petersen, assistente in una casa di cura per malati di mente, apprende un giorno che il Dr. Edward, noto scienziato, è stato nominato direttore in sostituzione del Dr. Fleury. Giunge il nuovo direttore ma un complesso di indizi molto seri fanno pensare alla dottoressa di trovarsi di fronte ad un caso di sostituzione di persona. Dopo qualche giorno il nuovo direttore le confessa di non essere il Dr. Edward ma di esserne l'assassino. Durante la notte quest'essere enigmatico lascia la clinica. Quando riesce a rintracciarlo, la dottoressa si convince ben presto di aver a che fare con un malato di mente. Attraverso un'indagine psicanalitica la dottoressa può rievocare la scena del presunto assassinio del Dr. Edward, avvenuto in montagna. La riproduzione esatta della scena provoca nel malato una crisi durante la quale il giovane riacquista la memoria e rievoca un episodio della sua infanzia che dà alla dottoressa la chiave del mistero.


Critica

“Volevo solo girare il primo film di psicoanalisi. Ho voluto rompere con il modo in cui il cinema presenta i sogni. Ho chiesto a Selznick di assicurarsi la collaborazione di Salvador Dalí. L'unica ragione era la mia volontà di ottenere dei sogni visivi con tratti netti e chiari. Volevo Dalí per il segno della sua architettura, le ombre lunghe, le distanze che sembrano infinite, le linee che convergono nella prospettiva, i volti senza forma" (Alfred Hitchcock). E voleva Ingrid Bergman per le ragioni di sempre: mettere in scena lo spettacolo di un'algida bionda persa in un amore che potrebbe esserle fatale. In realtà, la Bergman algida non è mai, gli occhiali e i capelli che sfuggono allo chignon fanno anzi della dottoressa Petersen uno dei personaggi più sexy della sua carriera. Quel palpitante titolo italiano che sostituisce l'enigmatico Spellbound nutrì fanciullesche vocazioni femminili alla psichiatria. Ma tra un passo e l’altro d’una psicanalisi illustrata come una favola, quali squarci formidabili sa aprirsi questa cinepresa: il povero Gregory Peck, che per antico trauma odia il bianco e le righe, s’inoltra nel candore d’un bagno piastrellato, e in un attimo comprendiamo l’illimitato, criptico terrore che può emanare dagli oggetti; poi, il ritorno del rimosso, in due sole inquadrature silenziose, è il più conciso e agghiacciante che potremo mai ricordare. La resa dei conti, col suo finale fiotto di rosso, è scritta sul filo tra pathos e sudore freddo.

Cineteca di Bologna