Jastimari - Il Rifugio - Cineclub Arsenale APS

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JASTIMARI - IL RIFUGIO

di Riccardo Cannella

Durata: 90'
Luogo, Anno: Italia, 2026
Cast: Maria Amato, Simone Bagarella, Rossella Brescia, Giorgio Colangeli, Irene De Gaetano


Sinossi

Nelle remote Madonie siciliane, tra boschi secolari e silenzi carichi di presagi, Lele, un bambino di dieci anni e suo fratello Angelo vivono isolati in una fattoria con i loro genitori, seguendo rigide regole per sopravvivere a un mondo esterno divenuto ormai troppo pericoloso. Un giorno, l'arrivo di un uomo con le sue figlie infrange il fragile equilibrio dell'intera famiglia. Presto, nulla sarà più come prima, i nuovi membri porteranno disordine e riveleranno a Lele ed Angelo la tragica verità sui loro genitori. La scoperta scatenerà una violenta reazione a catena che culminerà in uno scontro. Il male che hanno cercato in tutti i modi di evitare si è impossessato anche di loro.


Critica

C’è un filone nascosto nel cinema italiano degli ultimi anni che trova nelle leggende e nelle storie d’un tempo un motore d’espressione per rinascere e riraccontarsi. Partendo da luoghi naturali, la cinepresa è capace di trasformare, con il suo linguaggio, le ambientazioni che sono al centro delle storie folkloristiche. Jastimari di Riccardo Cannella, presentato in concorso al Taormina Film Festival 2025, si inserisce in questa scia con decisione e originalità, portando sullo schermo un film di genere che è al tempo stesso lontano (temporalmente e linguisticamente) e contemporaneo. Il titolo, che significa maledire in dialetto siciliano antico, già ci vuol dare come un “attacco”: attenzione a solcare quelle colline e quei monti, potreste ritrovarvi in un mondo antico, o forse volutamente rimasto ignaro. La storia si apre tra i monti delle Madonie, nella campagna palermitana, con una carrellata aerea che lentamente avvicina lo spettatore in un mondo apparentemente lontano. Non ci sono telefoni né elettricità. Non abbiamo particolari riferimenti storici. Una famiglia vive al limitare del bosco. L’incidente che dà il via alla storia, ovvero l’incontro del piccolo Lele con un misterioso uomo ferito, e il suo brutale assassinio da parte del padre (uno stentoreo Francesco Foti), non ha spiegazione immediata. E Jastimari fa della mancanza di spiegazione una forza narrativa: lo spettatore è costretto a muoversi al buio, a fianco dei protagonisti, a ricostruire quello che vede gradualmente. Questo processo rende solo più allettante il film, già parecchio sorprendente di per sé. Ed è proprio in questo modo che Cannella, alla regia, ha deciso di imporsi: prendersi il giusto tempo, finalmente, per raccontare una storia vecchia e rifarla nuova, attraverso il genere. Questo mondo con cui veniamo a contatto riesce fortemente a stordire con l’uso del dialetto siciliano, stretto, arcano, che nei dialoghi tra i coniugi e i figli viene lasciato sottotitolato. È una lingua che suona perduta e che aumenta l’effetto estraniante. Dove siamo? Che lingua parlano? Più che un film horror, Jastimari ci fa calare lentamente e sensorialmente in una strada che ricostruisce la memoria di una terra, scegliendo però di seguire la parte oscura, decisamente molto più accattivante.

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