Joker - Folie À Deux - Cineclub Arsenale APS

loading...

JOKER - FOLIE À DEUX

di Todd Phillips

Durata: 138'
Luogo, Anno: USA, 2024
Cast: Joaquin Phoenix, Lady GaGa, Brendan Gleeson, Catherine Keener, Zazie Beetz


Sinossi

Arthur Fleck è in carcere per aver commesso cinque omicidi (in realtà sei, ma di uno la polizia non è al corrente), fra cui quello più clamoroso in diretta tv nazionale, ed è in attesa del processo che deciderà della sua pena: la sua avvocatessa vuole chiedere per lui l'attenuante dell'infermità mentale che riconosca la personalità doppia Arthur/Joker, il viceprocuratore distrettuale Harvey Dent invece vuole la sua testa, invocando la pena di morte. I suoi carcerieri (e aguzzini) lo deridono e lo umiliano, ma uno di loro gli permette (a titolo di scherno) di entrare in un coro di internati di cui fa parte Lee, la giovane donna di cui Arthur si innamora all'istante, intravvedendo in lei la sua prima opportunità di essere realmente visto e accolto: ma Lee è innamorata di lui o del Joker?


Critica

Joker: Folie à deux rigenera il protagonista del film primigenio ostentando una deriva da sequel impossibile. Se l’originale Joker si imponeva di riscrivere le regole di ingaggio del film di supereroi immergendosi nel vivido realismo del cinema americano anni Settanta, ibridando – in un’operazione osannata che però odorava di laboratorio – l’immaginario dei fumetti DC con l’estetica dello Scorsese di Taxi Driver e di Re per una notte, questo sequel si impone strade più impervie, quasi radicali. Lo spaesamento rimane la principale regola di ingaggio: Joker trasformava il film di supereroi piegandolo all’estetica di un cinema (un tempo) avanguardista; Joker: Folie à deux mescola i generi più disparati per provare a farsi distillato, a generare un derivato impossibile. Joker: Folie à deux è infatti una deviazione, un brivido parallelo, quasi una negazione del modello originale. È come se la voracità derivativa si fosse canalizzata in un’ansia da prestazione sempre più inafferrabile. Come rinfrescare la vivacità funerea di Fleck/Joker (a cui Phoenix regala la sua difformità ormai quasi museale), il suo pericoloso istinto ribelle, la sua valenza simbolica? Chiuso nelle gabbie di Arkham, il suo potere comunicativo appare marginale, lui stesso si è fatto spegnere. Basta un contatto visivo – quell’eye contact sempre decisivo in ogni sentimentalismo del mainstream – con una creatura fatta della sua stessa pasta per far ricominciare il delirio, e quindi il gioco. In un’improbabile classe di canto, stretta nei corridoi del carcere, Fleck intravede Lee/Harkey Quinn (una Lady Gaga capace di impossessarsi dello schermo a ogni singola inquadratura), in cui trova, in una specie di caleidoscopio psicotico, il doppio del suo doppio.

cineforum.it