La vera storia di Olli Mäki - Cineclub Arsenale APS

loading...

La vera storia di Olli Mäki

di Juho Kuosmanen

Durata: 90'
Luogo, Anno: Finlandia, 2018
Cast: Jarkko Lahti, Eero Milonoff, Oona Airola


Sinossi

Nell'estate del 1962 a Olli Mäki, giovane sportivo finlandese, viene data l'opportunità di sfidare in casa il campione americano dei pesi piuma Davery Moore. Per lui, ragazzo di umili origini, sarebbe l'occasione di diventare una celebrità di fama mondiale, per la sua nazione quella di essere finalmente riconosciuta nel circuito sportivo internazionale. Ma Olli non sembra essere affatto esaltato dall'idea di intraprendere questa impresa, tutte le sue energie sono infatti concentrate sul suo amore nascente per Raija e sulla nostalgia per la sua semplice quotidianità.

In programmazione

Critica

Vincitore di Un certain regard, al Festival di Cannes, l’esordio nel lungometraggio di Juho Kuosmanen (che si era già messo in mostra a Cannes con i corti Taulukauppiaat nel 2008 e The Painting Seller del 2010, entrambi alla Cinéfondation) rivela prepotentemente il talento di un cineasta in grado di trasformare una vicenda vera in leggenda, estrapolandola dal contesto in cui si svolge per trasformarla quasi in una storia senza tempo.

Già l’utilizzo del bianco e nero e la silhouette del protagonista che parte dalla campagna per inseguire a Helsinki il suo sogno rimanda a una nostalgia del muto: La vera storia di Olli Maki poteva infatti essere privato completamente dai dialoghi e vivere autonomamente attraverso le immagini: l’ottimo inizio con il matrimonio in campagna, un’incoscienza nel volto con i frammenti di una comicità quasi slapstick, la parabola di un sogno svanito con tutto il disagio di una festa post match dove tutte le luci della ribalta (i flash dei fotografi, l’immagine del protagonista inserita in una pubblicità) si spengono del tutto e la festa diventa improvvisamente qualcosa di lugubre.

Kuosmanen è abilissimo a inserire il protagonista in un mondo del quale sottolinea la sua persistente estraneità. Al contrario dei film pugilistici, dove il ring e l’incontro diventa l’ambita meta, qui invece lo sguardo di Olli Maki sembra volgersi continuamente all’indietro, cercando ogni contatto con la moglie che diventa quasi un’apparizione angelica.

Ci sono forse dei riferimenti a Kaurismäki nel modo surreale in cui viene descritta la vita del protagonista che improvvisamente cambia di velocità; ma Kuosmanen sceglie il suo tempo e fa combaciare le rime di una poesia del quotidiano. E infatti anche gli allenamenti vengono svuotati del solito ritmo incalzante. Nelle azioni invece c’è un senso di stanchezza, come nelle scene in cui deve perdere peso, dove un obiettivo non richiama quello successivo ma sembra essere sempre l’ultimo. Kuosmanen trova un’ideale sintesi tra storia e rappresentazione, tra distacco e complicità, tra ironia e dramma.

Simone Emiliani, cineforum.it