La zona d'interesse - Cineclub Arsenale APS

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LA ZONA D'INTERESSE

di Jonathan Glazer

Durata: 105'
Luogo, Anno: Gran Bretagna, Polonia, USA, 2023
Cast: Christian Friedel, Sandra Hüller, Johann Karthaus, Luis Noah Witte, Nele Ahrensmeier


Sinossi

Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, e la moglie Hedwig si impegnano per costruire la vita che sognavano per la loro famiglia, nel piccolo idillio di una casa con giardino costruita appena accanto al campo. Premiato per il suo lavoro nell'organizzazione di Auschwitz, compresa la costruzione di un nuovo crematorio più efficiente, Höss viene promosso a vice ispettore di tutti i campi di concentramento del Reich e dovrà trasferirsi a Oranienburg, vicino a Berlino. Si oppone inutilmente e nasconde la notizia a Hedwig per diversi giorni. Hedwig, profondamente affezionata alla loro casa, lo prega di convincere i suoi superiori a lasciare restare lei e i bambini, e la richiesta viene accolta. Dopo alcuni mesi di lavoro a Berlino, Höss viene incaricato di dirigere un'operazione a lui intitolata che trasporterà 700.000 ebrei ungheresi ad Auschwitz per essere uccisi. Il gerarca può tornare a vivere con la famiglia nella sua casa perfetta.


Critica

Rudolf Höss e famiglia vivono la loro quiete borghese in una tenuta fuori città, tra gioie e problemi quotidiani: lui va al lavoro, lei cura il giardino e i figli giocano tra loro o combinano qualche marachella. C'è un dettaglio però. Accanto a loro, separato solo da un muro, c'è il campo di concentramento di Auschwitz, di cui Rudolf è il direttore.Siamo di fronte ad un film ambizioso e collocato in un'epoca storica tristemente nota, quella degli anni '40 e della messa in atto della Soluzione Finale da parte dei nazisti.

Ma è chiaro fin da subito come non sia la ricostruzione storica a interessare il regista, bensì la messa in scena di una situazione paradossale, così estrema da trasformarsi in un laboratorio di analisi della banalità del male e della separazione tra percezione soggettiva e realtà oggettiva.

Introdotto e chiuso da alcuni minuti di solo audio - una composizione di Mica Levi che sembra rievocare il suono di urla di dolore umane - il film di Glazer sceglie di introdurci alla vita di una famiglia rivelando gradualmente il contesto generale. Con un astuto gioco di campi e controcampi e una meticolosa osservazione del profilmico, in cui ogni dettaglio dell'inquadratura assume importanza, cominciamo a intravedere cosa ci sia al di là del muro, e quindi ad associarlo alle immagini note di una delle pagine più tragiche della storia dell'umanità. Svelato il mistero, tutto assume un nuovo significato e ogni situazione quotidiana sembra una versione distorta di quanto avviene al di là del muro: non saremo più in grado, come è giusto che sia, di interpretare con il medesimo metro di giudizio quanto avviene alla famiglia Höss.

Eppure, superato lo choc della scoperta, a emergere con vigore è il ruolo simbolico della rappresentazione messa in atto da Glazer. Una volta che tra spettatore e personaggi si è creato un distacco siderale, ecco che la sceneggiatura li riavvicina, insinuando il dubbio che sia proprio la normalità di alcuni piccoli gesti e dialoghi il monito nascosto di La zona d'interesse. I discorsi sulla carriera professionale di Rudolf, il ménage famigliare o il contrasto tra la personificazione di animali e piante a scapito dell'oggettivizzazione delle vittime di Auschwitz, la costante sensazione di vivere in una bolla, nella negazione di quel che avviene al di fuori, riproduce comportamenti e vizi della nostra contemporaneità borghese.Tendenze sempre più diffuse nella società del terzo millennio, che pongono inquietanti dilemmi etici su quale sia il possibile approdo di una graduale disaffezione dal nostro lato più umano e istintuale. Di Auschwitz ascoltiamo solo i rumori, spari e grida di dolore, ma non vediamo nulla di quel che avviene all'interno. Anche noi spettatori, complici e colpevoli, assisteremo alla rivelazione della verità - periodicamente negata e ridiscussa - solo a cose fatte, in un epilogo che apre al surreale e che dona l'esatta chiave di lettura sul film.

Ancora una volta straordinaria Sandra Hüller (Toni Erdmann) nel ruolo di Hedwig, moglie di Rudolf, così affezionata alla propria dimora da lottare strenuamente perché il marito mantenga la propria posizione professionale. Ma è la coralità di cast nel suo complesso, unita alla direzione di Glazer e alle musiche di Levi, a rendere La zona d'interesse un'opera di cui si parlerà a lungo.

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