L'amore molesto - Cineclub Arsenale APS

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L'AMORE MOLESTO

di Mario Martone

Durata: 104'
Luogo, Anno: Italia, 1995
Cast: Licia Maglietta, Anna Bonaiuto, Angela Luce


Sinossi

Delia vive e lavora come disegnatrice di fumetti a Bologna. La morte per annegamento dell'anziana madre Amalia la costringe a tornare a Napoli per i funerali. Delia non è d'accordo sulla tesi del suicidio e dopo aver ricevuto una misteriosa telefonata inizia a indagare sugli ultimi mesi di vita della madre. Le scoperte si intrecciano con i ricordi del suo passato che a poco a poco le tornano alla mente.


Critica

Nell’uso espressivo della fotografia, alla Bertolucci/Storaro, il color fuoco-algido di Morte di un Matematico Napoletano diventa il rosso della sensualità e il blu della memoria, incorniciati dai pastelli cupi e crepuscolari di Luca Bigazzi. Anche prendendo spunto dallo scabroso romanzo di Elena Ferrante, Martone ripercorre le vie del film d’esordio citato: il puzzle psicologico della misteriosa figura protagonista si ricompone, intricato ed infine sfumato, muovendosi in una Napoli inedita, fra le maglie di un labirinto sospeso nel Tempo, con preziosi innesti di passato/presente e realtà/immaginazione, rincorrendo una straordinaria atmosfera tempestata di pulsioni inconsce. Ci sono la sessualità anziana e quella repressa attorniate da inquietanti figure maschili/iste in una città vista con occhi completamente differenti dal film con Carlo Cecchi, immersa nella pioggia (de)cadente, nel caos acustico e umano. In Martone, purtroppo, la complessità scaturisce più dalle omissioni che dalle attitudini: la sua opera affascina per i fantasmi che evoca e, al contempo, irrita per la scrittura freddo-algebrica lavorata in un dedalo che vuole essere sfuggente a prescindere dalla propria geometria. L’arma è a doppio taglio quando gli spazi vuoti che anelano all’ambiguità sono artificiosi perché fini a se stessi e viceversa. Sebbene non possa aspirare a tanto, Martone riesce comunque a lambire i contorti giardini di Greenaway e le diaboliche perverse matrici sessuali di Polanski. Un’opera che vale la pena di ri-scoprire.

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