LumiÈre! La scoperta del cinema - Cineclub Arsenale APS

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LUMIÈRE! LA SCOPERTA DEL CINEMA

di Thierry Frémaux

Durata: 90'
Luogo, Anno: Francia, 2016
Cast: Voce narrante Valerio Mastandre


Sinossi

Nel 1895 i Auguste e Louis Lumière inventano il cinématographe, la macchina magica capace di riprendere il mondo. I loro operatori, inviati ai quattro angoli della Terra, danno inizio alla più grande avventura della modernità: catturare la vita, interpretarla, raccontarla. Città, paesaggi, uomini, donne, bambini, animali, il lavoro, il gioco, il mare, la folla, la solitudine: la bellezza luminosa e potente di queste vedute lascia ancora senza fiato. Messa in scena, travelling, trucchi, remake: i fratelli di Lione hanno inventato il cinematografo e stanno inventando il cinema.


Critica

"Nei film dei Lumière a essere mostrata non è la Storia, ma la vita. E la vita è qualcosa di più profondo. È per questo che questi film sono così importanti: aprono la porta alla nostra immaginazione. È esattamente quello che oggi ci piace chiamare opera d'arte". È a partire da questa riflessione di Jean Renoir che nasce questo prezioso film che sarebbe riduttivo definire un semplice documentario. Anche perché la realizzazione si deve a Thierry Frémaux che, prima di diventare il brillante direttore del Festival di Cannes, è stato ed è tuttora Direttore Artistico dell'Istituto Lumière. È da loro che nasce l'idea di proporre una panoramica al contempo agevole e approfondita del lavoro di chi il cinema lo ha letteralmente inventato. Con la collaborazione del laboratorio L'Immagine Ritrovata che ha provveduto al restauro si ha così la possibilità di compiere un tuffo nel passato che non ha nulla di polveroso o di didascalico. Suddiviso in undici capitoli il film, con la voce guida di Valerio Mastandrea nella versione italiana, ci mostra come in queste brevissime riprese fosse già concentrato in nuce il futuro di quell'espressione artistica in cui soprattutto Louis Lumière credeva. Il fratello Auguste ne seguiva l'estro offrendo la propria disponibilità come attore. Frémaux guida lo sguardo dello spettatore nel cogliere come ogni singola inquadratura (la camera era fissa anche se si sentì fin da subito il bisogno del movimento) sia frutto di un attento studio grazie anche ai numerosi operatori, tutti professionalmente addestrati a cogliere la vita 'finalmente' non più fissata da una fotografia.

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