L'UOMO DEL LABIRINTO - Cineclub Arsenale APS

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L'UOMO DEL LABIRINTO

di Donato Carrisi

Durata: 130'
Luogo, Anno: Italia, 2019
Cast: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè


Sinossi

L'Uomo del Labirinto, film scritto e diretto da Donato Carrisi, è la storia di Samnatha Andretti (Valentina Bellè), una ragazza rapita mentre si recava a scuola durante una mattina di inverno. L'investigatore privato Bruno Genko (Toni Servillo) viene incaricato dalla famiglia di ritrovare la figlia, ma ogni tentativo è sembrato invano. Quindici anni dopo la ragazza si risveglia in un letto d'ospedale, è cosciente, ma non ricorda dove ha trascorso l'ultimo periodo, né dove è stata o cosa le è accaduto.

Insieme a lei c'è un profiler, il dottor Green (Dustin Hoffman), con il compito di sostenerla e aiutarla a recuperare la memoria così da riuscire a individuare e catturare chi l'ha tenuta prigioniera negli ultimi anni. La caccia al mostro, però, non avverrà nel mondo reale, come una comune indagine, ma nella mente della ragazza. Al tempo stesso Genko, venuto a sapere che Samantha è riapparsa, si sente in debito con lei e tenta di ricostruire gli eventi per risalire al suo sequestratore. Nonostante i suoi intenti, quella dell'investigatore è una corsa contro il tempo, dal momento che un medico gli ha comunicato che gli restano solo due mesi di vita. E, per uno strano scherzo del destino, i mesi sono scaduti proprio il giorno in cui Sam è riapparsa dalle tenebre dell'oblio.


Critica

Ne L’uomo del labirinto di Donato Carrisi è impossibile perdere la propria ragione. Puoi imboccare qualche vicolo cieco, spinto da trompe-l’œil narrativi od estetici, tornare sui tuoi passi e ripartire da capo ma la strada per l’uscita è segnata sin dal principio con una riga rossa come quella che Samantha vede stampata sul quadro di un muro quando prova a scappare dal dottor Greene. Il film del giallista italiano più letto al mondo dichiara sin da subito di voler attirare lo spettatore dentro il suo gioco e come per gran parte della letteratura di genere si dispiega facendo stillicidio delle sue regole. Che spesso però si auto-confutano da sole, facendo sì che la seguente contraddica la precedente in base alla volontà dell’autore di colorare con effetti speciali la sua opera. E quindi è inutile cercare ne L’uomo del labirinto di sfidare l’autore sul terreno della risoluzione spettatoriale, per piuttosto lasciarsi andare al piacere ludico della visione sull’indagine della mente umana, il più oscuro dei labirinti nel quale addentrarsi. Proprio su questo aspetto il film mostra i limiti di un meccanicismo psicologico piuttosto rigido dato che ad ogni trauma/dolore viene assegnato un correlato oggettivo.

Mario Turco, sentieriselvaggi.it