L'uomo delfino - Cineclub Arsenale APS

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L'uomo delfino

di Lefteris Charitos

Durata: 80'
Luogo, Anno: Francia, 2020
Cast: Jacques Mayol, Jean-Marc Barr, Umberto Pelizzari


Sinossi

Nato a Shanghai nel 1927 da padre architetto francese, il primatista di immersione in apnea Jacques Mayol, giramondo, tuttofare, seduttore, studioso di comportamento dei mammiferi marini e curioso di spiritualità zen, ha tutte le caratteristiche per essere l'oggetto di una monografia per immagini. E il suo nome infatti ha conosciuto un picco di popolarità con Le grand bleu, il film di Luc Besson campione di incassi al box office francese. Presentato a Cannes nel 1988 e uscito in Italia nel 2002 solo dopo un lungo contenzioso tra la produzione ed Enzo Majorca, che contestò la rappresentazione che il film dava di lui, nel personaggio di Enzo Molinari; ma anche Mayol, che collaborò alla sceneggiatura, ne rimase scontento. Jean-Marc Barr, che in quel film interpretava Mayol, gli presta la voce in questo film di committenza televisiva che si mette alla ricerca di amici, colleghi e collaboratori del primatista.


Critica

Suicidatosi nel 2001 all'Isola d'Elba, dove si era stabilito da metà anni '70 e nelle cui acque stabilì molti dei suoi record di immersione in apnea, Mayol è ricordato con affetto, rispetto, ammirazione.  Ad essere ricordata, in particolare, è l'attenzione dedicata per tutta la vita alle similitudini tra dimensione umana e marina: quel suo "riconoscersi" in un cetaceo, che gli vale un soprannome che ha affascinato molti, a partire dal libro omonimo, uscito nel '79 e ripubblicato da Giunti come "L'uomo delfino". Storia e fascino dell'apnea: gli epigoni nel film non mancano, dall'italiano Umberto Pelizzari alla greca Jenna Apokotos e la statunitense Mehgan Heaney-Grier.  Grazie ai tanti estratti da film in pellicola e i ricordi, si respira lo spirito di un'epoca in cui lo sport era meno performativo e si delinea la figura di un atleta bohémien, amante della vita eppure solitario, bizzarro (una chicca la sua idea del film erotico subacqueo Lure of the Triangle, 1977).  Pur senza addentrarsi eccessivamente in tecnicismi, il film argomenta i motivi del suo rilanciare di continuo il limite fisico, derivati non dal superomismo, ma dalla spinta alla ricerca di un equilibrio interiore, nell'atto di trascendere la gravità corporea. Verso una dimensione anfibia, pacificata con l'idea del fallimento e della morte. In una fusione totale, armonica, con il silenzio delle profondità.

Raffaella Giancristofaro, MyMovies