MOON - Arsenale Cinema

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MOON

di Duncan Jones


Sinossi

Sam Bell (Sam Rockwell) sta per concludere la sua collaborazione con la Lunar. Per 3 anni è stato un impiegato fedele e coscienzioso. Per tutto questo tempo la sua casa è stata Selene, una base lunare dove ha vissuto in solitudine, occupandosi dell'estrazione del Helium 3, un preziosissimo gas capace di risolvere il problema energetico sulla Terra. Ma due settimane prima della sua partenza da Selene, Sam inizia a vedere e sentire cose strane...


Critica

Nonostante sia un’opera prima, in Moon troviamo già ben definiti tutti i tratti distintivi del cinema di Duncan Jones: la trama ruota attorno ad un uomo, che svolge un lavoro apparentemente normale in un contesto del tutto speciale (l’operaio lunare di Moon, il soldato nel loop temporale di Source Code, il guerriero Orco in una terra parallela in Warcraft e il barman muto nella Berlino futuristica di Mute) e che, ad un certo punto della storia, si rende conto in maniera traumatica che al centro della sua vita c’è un gigantesco inganno che fa crollare le sue certezze. Quello che rende estremamente interessante il film è il rapporto che si instaura tra i due cloni (merito di una performance incredibile di Rockwell, tra le migliori della sua carriera) che sono due personaggi diversi ma, allo stesso tempo, la stessa persona: un rapporto difficile, fatto di scontri verbali e fisici che col tempo si trasformeranno in collaborazione e fiducia. È lo schema di un buddy movie inserito in un contesto mai così alieno e alienante, su una luna ormai di proprietà di una multinazionale che non ha alcun limite etico alla logica del profitto, tanto da permettersi di costruire esseri umani già preparati per il proprio compito e perfettamente sacrificabili, il tutto per la sola esigenza di risparmiare sul costo di nuovi addestramenti del personale: una logica che ricorda molto i temi del cyberpunk, in un film che dell’estetica cyberpunk non ha nulla. Questi cloni non possono che ricordare i replicanti dell’intramontabile Blade Runner (non a caso il film preferito in assoluto di Jones), di cui Moon potrebbe quasi essere una sorta di prequel apocrifo, narrante la fuga da una colonia extramondo; non è un caso infatti che in Mute (che omaggia proprio Blade Runner nell’estetica e che condivide lo stesso universo narrativo con Moon, pur narrando una storia completamente scollegata) scopriremo nuovi frammenti della storia di Sam Bell e dei suoi cloni, che giunti sulla terra non hanno trovato delle unità blade runner a ritirarli, ma un comitato di liberazione internazionale (Free the 156, si legge su alcuni poster per le strade di Berlino) che ha portato a processo la Lunar Industries (vediamo un divertente frammento di quel processo in una brevissima scena del film, dove appare per la prima volta anche il Sam Bell originale). Destino diverso per l’eroico Gerty invece, che è andato in corto circuito in seguito all’abbandono della base. Per spiegare la ragione delle allucinazioni di Sam sulla base, che gli permettono di vedere la figlia cresciuta senza ovviamente riconoscerla, Jones ha tirato in ballo la “teoria dei fratelli gemelli”, che a volte sarebbero in grado di percepire anche a distanza le emozioni del fratello: nel caso dei cloni questo legame sarebbe ancora più forte, tanto da permettere al clone sulla luna di vedere ciò che vede il Sam originale sulla terra. Un’altra grande caratteristica distintiva che rende così speciale questo film è la sua estetica. Per questo motivo Moon ha un “secondo padre” oltre a Jones, che è lo scenografo e disegnatore Gavin Rothery, anch’egli esordiente al cinema dopo una lunga carriera nel mondo dei videogiochi e del concept design: ispirandosi alla migliore fantascienza spaziale degli anni settanta e lavorando a ritmi decisamente sostenuti, Rothery ha disegnato in pochi mesi l’intero ambiente del film, dall’intera base lunare (in interni e in esterni) ai veicoli utilizzati nel corso della storia, dal robot Gerty alle tute, documentando tutto il lavoro in un blog che è una vera miniera di informazioni per tutti gli appassionati degli aspetti più tecnici del cinema. Per la realizzazione pratica dei modellini è stato coinvolto invece Bill Pearson, già al lavoro su Alien per Ridley Scott una trentina d’anni prima. A dare il tocco finale all’atmosfera del film troviamo invece la colonna sonora di Clint Mansell (uno dei suoi lavori migliori), dichiaratamente a metà tra Philip Glass e John Carpenter, che alterna momenti di pura tensione ad altri di struggente malinconia. Il risultato di questo grande lavoro di squadra è un film assolutamente unico nel panorama sci-fi degli anni duemila, sempre in bilico tra suggestioni passate e temi più che mai attuali. Un film che parla dei più grandi rischi dei nostri tempi senza dimenticarsi mai di intrattenere. In fondo, non è forse questa la ragion d’essere di tutta la migliore fantascienza?

Luca Maffei, auralcrave.com

 

Scheda
Titolo: MOON
Regia di: Duncan Jones
Durata: 97'
Luogo, Anno: GB, 2009
Cast: Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott

In programmazione