NEL TEPORE DEL BALLO - Cineclub Arsenale APS

loading...

NEL TEPORE DEL BALLO

di Pupi Avati

Durata: 100'
Luogo, Anno: Italia, 2026
Cast: Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Raoul Bova


Sinossi

Il celebre conduttore televisivo Gianni Riccio, all'apice del successo, perde improvvisamente tutto a causa di uno scandalo finanziario. Screditato, abbandonato dalla famiglia e dagli amici, si ritrova a fare i conti con se stesso. Lontano dai riflettori intraprende un intimo viaggio interiore, riscoprendo le proprie origini e un amore del passato.

In programmazione

Critica

A due anni di distanza da L’orto americano, Pupi Avati torna a ragionare sul tema della nostalgia per l’amore perduto, che da sempre caratterizza il suo cinema. Questa volta, però, a differenza di quanto osservato ad esempio nei recenti Lei mi parla ancora o in La quattordicesima domenica del tempo ordinario, la suddetta riflessione sul passato sembra essere ammantata da una cupezza che lascia intravedere pochissima luce ai personaggi della vicenda. La parabola del conduttore televisivo Gianni Riccio (Massimo Ghini), caduto in disgrazia per via del suo arresto, avvenuto per un coinvolgimento in uno scandalo finanziario, serve sì a parlare di vecchie relazioni, di amicizie interrotte amaramente e di genitorialità, ma è soprattutto funzionale al regista per spiegare come la tv sia il mezzo illusorio per eccellenza nel racconto di tragedie e disgrazie personali. Oltre alla presenza di alcuni dei volti più celebri delle trasmissioni nostrane (come Bruno Vespa, Raoul Bova, Jerry Calà), quello che ad Avati interessa mostrare è il processo di costruzione dell’immagine sensazionalistica da sovrapporre alla vita reale, a tal punto che la storia di riscatto professionale (e amoroso) del protagonista sia riducibile a una manciata di primi piani. L’intera seconda parte del film, che gode della performance dirompente di Giuliana De Sio (nella parte della famelica conduttrice di un talk show), è dedicata proprio all’approfondimento di questo tema, in cui tutti gli espedienti utilizzati per la messa in scena del dramma vengono sezionati uno a uno (gli zoom della regia, la scelta delle battute da pronunciare, il lavoro dei truccatori, ecc.) per mostrare il cinismo di una ricerca dello spettacolo a tutti i costi. Seppur non esente da certe sottolineature esageratamente drammatiche che il cinema di Avati è solito proporre (la lettera dell’ex amante ricevuta in prigione, la voce della madre defunta ascoltata sul registratore), il film ritrova comunque forza nella caratterizzazione del personaggio di Massimo Ghini, il cui decadentismo è paragonabile a quello di un altro presentatore televisivo già raccontato dal regista padano nel 1988, in un episodio del film Sposi (in quell’occasione, a fare da protagonista era Jerry Calà, qui presente in un ruolo secondario). Succede così che il rapporto con la partner di un tempo (Isabella Ferrari) funge da miccia per l’esplosione di tutti i rancori rimasti sopiti per anni: dalla separazione per via delle migliori prospettive di carriera nella televisione fino allo scontro con il vecchio rivale in amore, è possibile ritrovare, in alcuni brevi istanti, quella stessa amarezza che permeava i rapporti tra i giocatori/amici di Regalo di Natale, forse l’opera più spietata di Avati sui rapporti interpersonali. Nonostante un peso forse eccessivo dato alla scrittura e alla parola, Pupi Avati si dimostra comunque lucido nel saper mostrare il lato meno idilliaco dell’invecchiamento e dei ricordi legati al passato.

sentieriselvaggi.it