Palestina 36 - Cineclub Arsenale APS

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PALESTINA 36

di Annemarie Jacir

Durata: 120'
Luogo, Anno: Palestina, Regno Unito, 2026
Cast: Jeremy Irons, Liam Cunningham, Robert Aramayo, Billy Howle


Sinossi

La storia segue Yusuf, un giovane diviso tra la tranquillità rurale del suo villaggio e l'energia inquieta di Gerusalemme, mentre sogna un futuro oltre i disordini. Mentre i palestinesi si uniscono in uno storico e lungo sciopero nazionale, Yusuf e altre persone si scontrano con l'aumento dell'immigrazione ebraica in fuga dall'Europa e con le spietate repressioni britanniche. Il film intreccia le vicende private con rari materiali d'archivio, evidenziando come i sistemi di controllo e di occupazione militare attuali trovino le proprie radici proprio in questo cruciale periodo storico.

In programmazione

Critica

Palestine 36 non è solo una rievocazione storica ma una lezione sul senso di appartenenza e l’obbligo della memoria. Bisogna partire dal presente per guardare il film di Annemarie Jacir. Palestine 36 racconta l’inizio della prima grande rivolta palestinese di massa contro l’occupazione britannica e il movimento sionista, avvenuta nel 1936 e che ha portato alla condizione attuale, al presente. Yusuf è un giovane palestinese diviso tra il suo villaggio e il lavoro a Gerusalemme: emblema della frattura tra il mondo rurale dedito alla tradizione e alla comunità e quello raffinato sotto l’autorità del governo britannico. La sua figura lega tutti i personaggi della storia: le persone del suo villaggio, schiacciati, piedi in testa, dal colonialismo britannico, intensificato dall’arrivo dei rifugiati ebrei, e chi perpetra questo sopruso con ferocia e arroganza, tra cui c’è Jeremy Irons nel ruolo dell’Alto Commissario Arthur Wauchope. Molti sono i fili del racconto ed è avvincente perdersi tra i personaggi. Il valore è duplice: oltre ad accrescere una trama speziata e stimolante, i personaggi offrono la possibilità di ampliare lo sguardo storico. Così, tra chi imbraccia fucili, chi indice scioperi e chi si prende cura dei rivoluzionari si percepisce che non c’è alternativa alla resistenza. Emerge anche la figura di Khouloud, coraggiosa giornalista, parte della resistenza palestinese non armata e moglie di un ricco palestinese che non disdegna di mantenere contatti con i colonizzatori. Khouloud oppone la penna alle violenze britanniche e risveglia un senso di appartenenza forse perduto. Di fronte agli orrori compiuti dall’esercito, l’indifferenza diventa un lusso inaccettabile e la sua lotta un monito universale. L’ultima scena è un atto di appartenenza e un invito al tempo stesso. Mentre sfila un corteo di protesta, Khouloud risponde al marito, che propone di tornare a casa per pranzo, lasciandogli la fede tra le mani e raggiungendo il corteo. L’invito a sentire ed appartenere ad un ideale al punto da mettere in discussione tutto il resto è commuovente e forse irripetibile. E in questo punto il film apre nuovamente al presente. È possibile oggi avere un senso di appartenenza simile verso qualcosa? Palestine 36 è efficace nelll’alternare le immagini di repertorio e le riprese di Jacir, che ha molto insistito per tornare in Palestina, ritenendo importante l’autenticità dei luoghi. Questo perché anche la realizzazione del film si è confrontata con il presente. Dopo gli avvenimenti del 7 ottobre 2023, la produzione è prima stata sospesa e poi trasferita in Giordania. Nonostante le difficoltà e le pressioni per filmare altrove (come Cipro o Malta), Jacir è voluta tornare in Palestina dove per quattro volte ancora le riprese sono state interrotte, ma dove infine ha ritrovando i colori e il calore di un paese sano ed autentico. Questa condizione ha portato la regista ad interrogarsi circa l’importanza di questo film di cui, afferma, se ne sia accorta una volta finito, quando ha realizzato che per capire il presente bisogna conoscere il passato. Palestine 36 racconta il passato, il finale è qui ed ora.

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