Paris is burning - Cineclub Arsenale APS

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PARIS IS BURNING

di Jennie Livingstone

Durata: 71'
Luogo, Anno: Usa, 1990
Cast:


Sinossi

Nell'arco di sei anni la regista Jennie Livingston ha realizzato interviste a personalità di spicco della scene newyorchese ballroom, tra cui Pepper LaBeija, Dorian Corey, Angie Xtravaganza e Willi Ninja. Le interviste sono intervallate da scene delle competizioni ballroom, che dimostrano quanto spiegato dalle commentatrici. Nel corso del documentario viene illustrata la regolazione e funzionamento della comunità drag e transgender del periodo, a partire dalla divisione in case ("houses") fino al gergo caratteristico.
Esplorando la scena ballroom, vengono illustrate anche le condizioni di vita delle artiste della comunità latina e afroamericana che ne fanno parte, molte delle quali sono vittime di razzismo, violenza, omofobia, povertà ed AIDS. Alcune delle "queens" vivono in condizione di estrema povertà e sono senza fissa dimora, mantenendosi anche con furtarelli e prostituzione. Il loro orientamento sessuale e di genere espone alcuni di loro a grandi pericoli: una delle protagonista, Venus Xtravaganza, fu infatti assassinata da un cliente nel corso dei sei anni di riprese del documentario. Paris Is Burning esplora anche il rapporto tra cultura drag e transessualità, evidenziando le diverse opinioni in materia delle protagoniste: alcune di loro si sono sottoposte a chirurgia per la ri-assegnazione di genere, mentre altre si sono fatte impiantare solo protesi mammarie senza ricorrere a vaginoplastica.


Critica

Paris Is Burning un documentario narrato in maniera classica (inteviste, spaccati presi dalla realtà, costruzione lineare), ma di per sé sopra le righe, per l'argomento e per l'atteggiamento colorato dei protagonisti.

Il soggetto del film permette di fare luce su una scena culturale e musicale underground della New York di fine anni 80. Un mondo quello dei ballroom che sarebbe piaciuto probabilmnte anche a Andy Warhol, ai cultori della disco music e ai protagonisti del glam anni 70.

Gli autori mettono in luce innanzitutto l'evento in se ovvero "tha ball" (il ballo) una sorta di X-factor ante-litteram con tanto di esibizione e giudici. La cosa curiosa e stravagante è la varietà delle categorie previste in un'ottica di accettazione di tutte le diversità.

In seguito il documentario si concentra sul contesto sociale, dove vengono evidenziate le problematiche legate alla omosessualità e alla conseguente povertà (sono quasi tutti afroamericani e nelle loro famiglie non c'è mai accettazione del coming out). The ball diventa così una sorta di isola di vanità dove queste persone possono esplicare la propria identità sessuale e soprattutto la propria vanità.

E sullo sfondo aleggia anche l'ombra dell'AIDS flagello al culmine del terrore (Freddy Mercury per esempio morirà di li a pochi anni). E' triste constatare che quasi tutti i protagonisti del film sono morti tra il 1990 e il 2005 (qualcuno anche durante la lavorazione del film).

L'ultima parte del film è quella meno incalzante e concentra sulle vite dei singoli protagonisti dell'evento.  Il film però non si risolve solo nella disamina politico sociale della scena di New York, perché è possibile anche ascoltare la musica ballroom, stile dance nato proprio in questi contesti (influenzato dall'electro funk e dalla house) e la danza.

Difatti uno degli stili di danza nati in questo contesto è il voguing, una sorta di presa in giro-imitazione delle pose delle top model (in passarella e nei servizi di foto), che sarà in seguito ripreso da Madonna, Beyonce e Lady Gaga. E da Zoolander.

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