Porte aperte - Cineclub Arsenale APS

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PORTE APERTE

di Gianni Amelio

Durata: 108'
Luogo, Anno: Italia, 1990
Cast: Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Renzo Giovampietro, Renato Carpentieri


Sinossi

Tommaso Scalia è un impiegato licenziato in quanto accusato di furto. Convinto che ciò sia accaduto ingiustamente uccide il capoufficio, il collega che ha preso il suo posto e, dopo averla violentata, sua moglie. Viene arrestato e processato con la prospettiva concreta della condanna a morte. Il giudice a latere Vito Di Francesco farà di tutto affinché la condanna venga tramutata in ergastolo portando alla luce anche verità scomode per gli accusatori di Scalia.


Critica

Amelio, dopo aver esordito con un film che aveva fatto discutere (Colpire al cuore) a cui era seguito I ragazzi di via Panisperna nella sua doppia versione cinematografica e televisiva, affronta qui una duplice prova. Da un lato il confronto con un romanzo di Leonardo Sciascia (dopo essere stato preceduto da nomi come Damiani, Rosi e Petri). Dall'altro il confronto con un attore della statura, ma anche del carattere, come Gian Maria Volonté. Ne nasce un film in cui entrambi emergono per le loro qualità. Amelio riesce a conferirgli marche autoriali, in particolare quando porta in scena personaggi minori o mostra di saper cogliere anche nell'ultima delle comparse dei tratti essenziali. Si pensi al padre del giudice e all'anziana insegnante oppure a Lydia Alfonsi nel ruolo della vedova di una delle vittime di Scalia. Oppure alla sequenza in cui Di Francesco è a tavola con i familiari, esponenti della piccola borghesia. Anche nella moltiplicazione dei finali possibili (ce ne sono almeno quattro e tutti, ognuno a suo modo, potrebbero assumere valore significante) mostra un importante controllo sia delle inquadrature che degli attori. Primi fra tutti Volonté e Fantastichini impegnati in un conflitto apparentemente anomalo: il giudice vuole salvare la vita a un detenuto che fa di tutto per essere condannato alla fucilazione. Sullo sfondo c'è il fascismo di cui si evidenzia la 'normalizzazione'. Scalia è stato un camerata della prima ora, quella rivoluzionaria, e lo rivendica con la violenza predicata e praticata. Ma ora il regime ha dalla sua proprio i borghesi e sarà proprio un manipolo di fascisti a chiedere per lui la pena capitale.

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