Samsara - Cineclub Arsenale APS

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SAMSARA

di Lois Patiño

Durata: 113'
Luogo, Anno: Spagna, 2024
Cast: Amid Keomany, Simone Milavanh, Mariam Vuaa Mtego, Juwairiya Idrisa Uwesu


Sinossi

Samsara è il ciclo buddista di morte e reincarnazione. Dai templi del Laos, insieme a dei monaci adolescenti, lo spettatore accompagnerà un'anima nel suo transito da un corpo all'altro. Le parole del "Libro tibetano dei morti" saranno la guida per evitare che l’anima si perda nell'aldilà. Un viaggio luminoso e sonoro che porterà fino sulle spiagge di Zanzibar, dove gruppi di donne lavorano negli allevamenti di alghe.


Critica

Accompagnare un'anima da un corpo all'altro. È ciò che propone Lois Patiño in Samsara, il suo terzo lungometraggio dopo Costa da Morte e Lúa vermella. Con esso partecipa alla sezione Encounters della 73ma edizione della Berlinale, aperta a ogni tipo di sperimentazione. Come questo film girato tra il Laos e Zanzibar, diviso in due parti (ognuna fotografata da una persona diversa, Mauro Herce nel primo paese e Jessica Sarah Rinland in Tanzania) e con una rischiosa parte centrale di passaggio, della durata di 15 minuti, durante i quali lo spettatore è invitato a chiudere gli occhi e a lasciarsi trasportare dai suoni e dai lampi che si intravedono nell'oscurità, con le palpebre abbassate. Perché Samsara vuole essere un viaggio emozionale e sensoriale. Il film è intriso di spiritualità, dai paesaggi laotiani in cui i monaci visitano luoghi di natura ammaliante e un giovane legge il Libro tibetano dei morti, a una donna anziana in procinto di migrare in un altro corpo, passando per i sogni che uno dei personaggi sperimenta o il già citato passaggio costellato di voci, bagliori e colori fino a raggiungere un'enclave diversa, ma ugualmente affascinante. Girato in 16 mm, Samsara riesce ad ammaliare qualunque spettatore gli si avvicini desideroso di lasciarsi sedurre da altre culture, stati d'animo e credenze. Il suo andamento ritmico, l'atteggiamento calmo dei suoi personaggi e anche i momenti più artistici e sperimentali (sovraimpressioni, virate di colore e altri trucchi di montaggio in post-produzione) hanno portato la persona che firma queste parole a uno stato prossimo al rilassamento, la pace e la contemplazione.

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