Spanglish - Quando in famiglia sono troppi a parlare - Cineclub Arsenale APS

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Spanglish - Quando in famiglia sono troppi a parlare

di James L. Brooks

Durata: 130'
Luogo, Anno: USA, 2005
Cast: Adam Sandler, Téa Leoni, Paz Vega


Sinossi

Flor arriva a Los Angeles. Viene dal Messico insieme a sua figlia Cristina, in fuga dal loro mondo, in cerca di lavoro e di una vita migliore. Viene assunta da John e Deborah Clasky come governante, ma il suo spirito d'adattamento deve fare i conti con le barriere linguistiche, con lo sbocciare della femminilità di sua figlia e con l'eccentrico stile di vita dei nuovi datori di lavoro...

In programmazione

Critica

In America c'è un regista che gira un film ogni sei-sette anni e ogni volta lascia il segno anche se pochi se ne accorgono perché non fa arte, non cerca lo stile, non lavora su materiali insoliti ma usa una forma vicinissima a uno dei gradini più bassi (e potenti) della cultura popolare: la sit-com. Parliamo di Albert L. Brooks, l'autore di 'Voglia di tenerezza', di 'Broadcast News', di 'Qualcosa è cambiato'. Prima di darsi al cinema Brooks sfornava pietre miliari della tv, da 'Taxi' fino ai 'Simpson'. Uno così ha un occhio e un orecchio finissimo, l'ideale per cogliere i grandi cambiamenti sociali e trasformarli in storie di tutti i giorni. E 'Spanglish', dal nome dell'impasto di spagnolo e di inglese parlato dai 40 milioni di latinos che vivono negli Usa, funziona proprio in questo modo. (...) Il resto non si racconta ma il crescendo di equivoci, incomprensioni e inconfessate attrazioni reciproche, conquista per la finezza del lavoro sugli interpreti e sul non detto, per la sceneggiatura che concede massima attenzione ad ogni personaggio e punto di vista. E per certe scenette folgoranti, come il flirt raccontato in una sola inquadratura (i capelli che sbattono al vento in spider). O l'amore represso che si esprime non in baci e parole ma in delicati manicaretti. Com'è logico avendo avuto l'intelligenza di prendere per protagonista un comico come Sandler.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 15 aprile 2005