The Bra - Il reggipetto - Cineclub Arsenale APS

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THE BRA - IL REGGIPETTO

di Veit Helmer

Durata: 90'
Luogo, Anno: Germania, 2018
Cast: Predrag 'Miki' Manojlovic, Denis Lavant


Sinossi

In un quartiere popolare di una città asiatica, il treno passa ancora in mezzo alle case portando con sé tutto ciò che gli abitanti non riescono a mettere in salvo. Al termine dell'ultimo viaggio prima della pensione, un timido e solitario macchinista trova impigliato sul parabrezza un reggiseno: a chi appartiene l'oggetto? Ossessionato dalla domanda, l'uomo lascia il villaggio tra le montagne dove vive e si mette a caccia della proprietaria del reggiseno, sperando di trovare finalmente l'amore. Lo aiuta nella ricerca il bambino che era solito avvisare gli altri abitanti dell'arrivo del treno, ma nonostante gli infiniti tentativi il reggiseno rimane senza padrona...


Critica

Girata nel quartiere Shanghai di Baku, distrutto poco dopo le riprese del film, una favola che rinuncia ai dialoghi per raccontare il viaggio verso la felicità di un eroe senza qualità, al di fuori della sua innata dolcezza.  Un tempo quella di The Bra - Il reggipetto si sarebbe definita "poesia per immagini", riconoscendo nel cinema un'implicita dimensione prosaica che si esprime principalmente attraverso la parola. Oggi la si chiama "poetic comedy" (dal pressbook del film), ma la sostanza non cambia: The Bra rinuncia ai dialoghi - ma non ai suoni d'ambiente, alle urla e alle risate dei personaggi - per creare un'atmosfera illusoria, fuori dalla realtà e dal tempo, che interpreta visivamente situazioni e sentimenti della vita quotidiana. Gli schemi ritmici e stilistici della scrittura sono replicati dall'uso formale del montaggio, che crea effetti di contrappunto e rima fra le scene, e dalla musica, che trasmette stati d'animo ed emozioni, oltre a dettare il tono del racconto.  Lo stesso Veit Helmer, regista tedesco da tempo impegnato a realizzare film negli ex territori asiatici dell'Unione Sovietica (qui siamo in Azerbaigian come in Absurdistan, mentre il precedente Baikonur erano girato in Kazakistan), ha dichiarato di aver realizzato un film senza dialoghi perché considera «il parlato un modo per raccontare storie non-filmico»: da qui l'idea di eliminare la parola come espediente comunicativo, creando un mondo che si esprime con una forma "altra", privo di elementi realistici o verosimili.  In certi momenti l'effetto sta tra il cinema muto e una leggerezza quasi alla Tati, ma il regista indugia nella creazione di un'atmosfera sognante e pittoresca, accentuata dalle atmosfere del quartiere Shanghai e del villaggio Xinaliq, antichissima meraviglia del Caucaso. Il rischio è quello di una "carineria" alla lunga estenuante, tra le onnipresenti musiche di Cyril Morin, gli ambienti un poco surreali (i fili della roba stesa al passaggio del treno, i colori della biancheria, la gente che gioca a dama sulle rotaie, la responsabile della sala comandi della stazione che scherza con gli scambi ferroviari), un feticismo perverso ma innocente, l'evocazione anacronistica di un passato dal fascino vintage e non da ultimo la mimica degli interpreti - il protagonista Miki Manojlovic, le aspiranti proprietarie del reggipetto Paz Vega, Maia Morgenstern e Chulpan Khamatova, l'immancabile Denis Lavant - chiamati a dare forma visibile alla natura dei loro personaggi.  The Bra - Il reggipetto è la storia di una ricerca ossessiva (destinata a concludersi con l'elogio della rinuncia e dell'amore silenzioso), gestita secondo una messinscena anch'essa frutto di un'ossessione: l'ossessione per un cinema d'autore vecchio stampo, eppure ancora riconoscibile, che sembra provenire da una terra ignota. Ma oggi che al contrario nulla desta più la sorpresa dello spettatore, quella di The Bra è una terra semplicemente assurda, inesistente e universale, dove l'amore e la gentilezza possono ancora farsi largo tra le case di un quartiere scomparso...

Roberto Manassero, MyMovies