THEY - Cineclub Arsenale APS

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THEY

di Anahita Ghazvinizadeh

Durata: 80'
Luogo, Anno: USA/Qatar, 2018
Cast: Rhys Fehrenbacher, Koohyar Hosseini, Nicole Coffineau


Sinossi

J. è un adolescente che non sa decidersi riguardo alla propria identità sessuale e, per questo, prende degli ormoni che ritardano la pubertà, sperando di trovare una risposta. Una telefonata del medico che lo/a segue, però, segnala la necessità di interrompere la cura, per via di un valore delle ossa che può farsi pericoloso: a J. non restano che un paio di giorni per decidere di sé. Intanto i genitori sono fuori casa e con lui/lei (in famiglia si è scelto di adottare un netrale "loro") c'è la sorella maggiore, di passaggio con il suo futuro marito.

In programmazione

Critica

Anahita Ghazvinizadeh, iraniana di nascita, con studi di cinema a Chicago, era già passata da Cannes, nel 2013, quando era stata premiata per il cortometraggio Needle (Cinéfondation), storia di un'adolescente che si appresta a fare i buchi nelle orecchie, che già mostrava un interesse per una certa età della vita, segnata dalla ricerca identitaria, e per le relazioni famigliari.

La bellezza di They, il suo primo lungometraggio, sta però nel raccontare una complessità ben più grande con una semplicità che ha dell'estremo.

Il film della Ghazvinizadeh sospende il dramma e ipostatizza le questioni in gioco nell'immagine della serra, riportando, da un lato, la difficile scelta che "loro" devono compiere in un alveo naturale (cosa c'è di più vicino alla natura di un pugno di terra e di qualche varietà vegetale?) e, dall'altro, costruendo un microcosmo protetto, che è metafora di una condizione estremamente fragile e incomunicabile. Una metafora, dunque, quella della serra, allo stesso tempo chiara e sottile, cerebrale e sentimentale, opaca, in fondo, come la parete della serra stessa, che conserva il suo segreto, negandone i dettagli allo sguardo esterno (la regista non fa dell'identità di genere una questione sociale ma solo e soltanto una scelta personale, intima, privata).

Quella di J. può sembrare la storia di un bonsai, (auto)mantenuto intenzionalmente piccolo, al riparo dagli aut aut della vita adulta, ma J. stesso/a ammette di preferire la bella di notte (four o' clock flower), nella quale ogni singolo fiore può risultare composto di settori di colore diverso o di colori di sintesi dei colori delle piante madri.

Marianna Cappi, mymovies.it