Tokyo Godfathers - Cineclub Arsenale APS

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TOKYO GODFATHERS

di Satoshi Kon

Durata: 91'
Luogo, Anno: Giappone, 2003
Cast:


Sinossi

Nella notte di Natale tre senzatetto - Gin, alcolizzato rovinato dalle scommesse, Hana, drag queen caduta in disgrazia, e Miyuki, ragazzina fuggita dalla famiglia - trovano un bebè abbandonato nella spazzatura. La ricerca della madre si complica vieppiù, tra false piste e testimonianze mendaci, ma il destino sembra assistere la piccola Kiyoko e i tre improbabili "padrini".


Critica

Il ritrovamento di una neonata abbandonata la notte di Natale diventa il punto di partenza per un viaggio urbano tragicomico, dove la coincidenza assume l'aspetto della grazia e la solidarietà nasce negli interstizi della marginalità. Ispirandosi a un classico hollywoodiano degli anni '40, In nome di Dio di John Ford, a sua volta tratto dal romanzo "The Three Godfathers" di Peter B. Kyne, Satoshi Kon racconta una toccante storia di Natale nella Tokyo contemporanea. Un miracolo di solidarietà, che spezza la barriera del pregiudizio e dell'incomunicabilità metropolitana che affligge il presente. Per un autore visionario come Kon Tokyo Godfathers può rappresentare una sorpresa, ma il suo realismo e il suo punto di osservazione dalla parte degli ultimi è perfettamente coerente con l'umanesimo che caratterizza la sua poetica. Pur scegliendo un registro più lineare del solito, Kon orchestra ancora una volta una danza tra caos e controllo. La città è labirinto e trappola, ma anche luogo di possibilità, popolato di anime sbandate e di un'umanità dolente che sa ancora riconoscersi simile. La messa in scena alterna slapstick, melodramma, noir e favola, con un ritmo nervoso e una regia capace di trasformare ogni strada, cunicolo e pachinko bar in un terreno narrativo fertile. Il destino è l'unico vero personaggio invisibile del film, e Kon gioca a sfidarlo, ribaltarlo, ridicolizzarlo. La forza di Tokyo Godfathers non sta però solo nella brillantezza della scrittura o nelle invenzioni visive: risiede nel modo in cui guarda i suoi protagonisti. Nessun paternalismo, nessuna estetizzazione del disagio. Gin, Hana e Miyuki sono pieni di difetti, fragili e imprevedibili, ma Kon li ama proprio per questo. Li filma mentre cadono e si rialzano, ridono e urlano, proteggono la bambina con l'istinto imperfetto di chi non è stato protetto a sua volta. Ogni gesto, anche il più comico, porta con sé un dolore mai del tutto sopito - e proprio per questo umano.

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