Un confine incerto - Cineclub Arsenale APS

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UN CONFINE INCERTO

di Isabella Sandri

Durata: 113'
Luogo, Anno: Italia, 2019
Cast: Cosmina Stratan, Moise Curia, Anna Malfatti


Sinossi

Sputo e Richi vivono insieme in un camper con cui si spostano attraverso il sud della Germania. Il giovane uomo, sedicente rappresentante di sementi, non è parente di Sputo, e la descrive sul suo blog come la sua ragazza: ma Sputo è una bambina, ed è stata sottratta da Richi alla sua famiglia ad Ortisei, anni prima. Milia Demetz è un'agente del Centro nazionale di contrasto della pedopornografia, e segue le tracce di Richi attraverso il web, in particolare i suoi contatti con un gruppo di pedofili interessato ai video che il giovane uomo gira con Sputo "protagonista". Sputo recita il ruolo che le impone Richi, pronto a nasconderla in un bagagliaio qualora le autorità si avvicinino al suo camper. Riuscirà Milia a ritrovare la bambina e a restituirla alla sua famiglia?


Critica

Un confine incerto è davvero interessante per molti motivi: il primo è la capacità di trattare il tema sgradevole della pedopornografia senza sconfinare (vedi il titolo del film) nel sensazionalismo, nel voyeurismo o nel melodramma; il secondo è quello di camminare (vedi sempre il titolo) lungo un confine labile, sia nel descrivere un mondo complicato in cui non tutto è allineato e conseguente, sia nel disegnare i ruoli centrali di Sputo e Richi, ma anche dei genitori di Sputo e della stessa Milia, che sembra una versione adulta della bambina scomparsa.  Isabella Sandri, autrice del soggetto e coautrice della sceneggiatura con il sodale di sempre Giuseppe M. Gaudino, nonché regista e condirettrice della fotografia (con Duccio Cimatti), mantiene saldamente al centro della vicenda la piccola Sputo, quando sarebbe stato facile farle condividere il ruolo di traino con Richi o Milia.  È invece la bambina che, dal punto di vista cinematografico, muove la storia, pur nella sua condizione di cattività, e rimane lei il cuore della vicenda. I personaggi maschili in particolare sono funzionali al suo percorso, ovvero esistono di riflesso a lei: cosa rara, nel cinema.  Ciò nonostante anche Richi è ben delineato nella sua ambiguità: non gli si fa sconti dal punto di vista morale ma se ne traccia l'umanità confusa e fragile da Zampanò contemporaneo, con il carico da novanta di perversione mediatica che le alte tecnologie consentono. Meno delineata, nelle sue motivazioni e nei suoi rapporti con gli altri, è Milia, la cui determinazione nel salvare i bambini catturati nel giro della pedopornografia ha qualcosa di ossessivo e perturbante. In particolare l'incontro con una vecchia amica che Milia non ha saputo aiutare appare didascalico, così come i colloqui fra l'agente e la sua psicologa, interpretata da Valeria Golino.  Da questi incontri però emerge un tema davvero importante: quello del tempo che "aspetta te, e non sei tu che gli devi correre dietro" perché "quando siamo pronti, lui è lì". Dunque la corsa contro il tempo di Milia per salvare la piccola Sputo si trasforma in un tentativo frenetico della giovane donna di ripercorre un tracciato che sfugge al suo controllo e alla sua capacità di intervento, non solo sul lavoro.  La regia di Sandri è precisa e fortemente evocativa del disallineamento al centro della storia, e riproduce un mondo di ombre attraverso la luminosità di luoghi poco frequentati dal cinema italiano: l'Alto Adige, il Sud della Germania, la Romania. Tanto gli ambienti in cui si muove la pedopornografia sono squallidi e angusti, quanto il mondo distratto ed egoriferito di chi li circonda è aperto, arioso, pieno di una luce che non illumina l'orrore di trappole e tane: un orrore luminoso, sotto gli occhi di tutti eppure ignorato dai più. E la disattenzione è il complice più pericoloso dei predatori contemporanei.

Paola Casella, MyMovies