Una donna promettente - Cineclub Arsenale APS

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UNA DONNA PROMETTENTE

di Emerald Fennell

Durata: 108'
Luogo, Anno: USA, 2021
Cast: Carey Mulligan, Bo Burnham, Laverne Cox, Clancy Brow


Sinossi

La trentenne Cassie ha buttato al vento ogni speranza: da quando ha abbandonato gli studi di medicina lavora in un piccolo bar, vive coi genitori e ogni weekend gira per locali facendosi abbordare da sconosciuti. Cassie in realtà ha un piano: fingendosi ubriaca, intende dimostrare come ogni uomo che la abborda nasconda il desiderio di violentarla o possederla con la forza. Nel suo passato c'è un trauma che ha segnato il suo destino, un evento che l'incontro con Ryan, ex compagno del college, riporta a galla. Combattuta fra l'interesse per Ryan e il desiderio di chiudere i conti con il passato, Cassie darà una direzione definitiva alla sua vita.

In programmazione

Critica

Negli Stati Uniti ci è voluto un anno, dalla presentazione al Sundance nel gennaio 2020 all'uscita nel dicembre successivo, per fare di Una donna promettente un caso: nomination ai Golden Globes come miglior regista per Emerald Fennell, ex attrice al primo lavoro per il cinema; nomination come miglior interprete femminile per Carey Mulligan (e possibile Oscar fra qualche settimana); polemiche virali per una recensione di gennaio di Variety smentita e corretta undici mesi dopo dalla stessa testata («Variety sincerely apologizes to Carey Mulligan and regrets the insensitive language and insinuation in our review that minimized her daring performance»); osanna generalizzati della stampa americana che ha esaltato la capacità del film di cogliere nel segno («Puck the punch», ha scritto IndieWire) e di «ribaltare gli elementi più noti di un genere dark raccontando il senso di colpa condiviso da chi detiene il potere» (New Yorker).

È difficile, in effetti, trovare un film più attuale e aggiornato ai diktat hollywoodiani di Una donna promettente, a partire naturalmente dal tema dello stupro e della sua accettazione in una società retta da principi di potere paternalisti e maschilisti. Trentatré anni fa, nel 1988, Jodie Foster arrivò al suo primo Oscar per aver interpretato la parte di una donna violentata e capace di accusare i suoi violentatori: il film si chiamava Sotto accusa, l'aveva diretto un uomo, Jonathan Kaplan, e nonostante la forma oggi sorpassata del crime movie e del film processuale era in grado di inserire la cultura dello stupro in una cornice sociale, punendo la colpa degli stupratori con gli strumenti della legge.

È significativo, invece, che a tre decenni di distanza, lo stesso tema sia trattato in una chiave totalmente soggettivizzata, con la protagonista del film che, ferita da una violenza subìta non in prima persona, non solo si trasforma in una vendicatrice, ma addirittura, nella sua parabola simbolica e narrativa, si pone oltre la legge e oltre il film stesso (di cui è eroina e deus-ex-machina).

Roberto Manassero, mymovies.it