Untitled - Viaggio senza fine - Cineclub Arsenale APS

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Untitled - Viaggio senza fine

di Michael Glawogger, Monika Willi

Durata: 103'
Luogo, Anno: Austria, 2018
Cast: voce narrante Nada Malanima


Sinossi

Nel 2014, durante le riprese delle sue esperienze di viaggio, il documentarista austriaco (fotografo, direttore della fotografia, scrittore) Michael Glawogger muore improvvisamente di malaria, in Liberia, nel 2014, a 54 anni. La sua storica montatrice Monika Willi rielabora il girato del regista, la cui idea iniziale era viaggiare per un anno e filmare senza un tema precostituito: Ungheria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Montenegro, Albania, Italia, Marocco, Mauritania, Senegal, Guinea Bissau, Guinea, Sierra Leone. Fino alla Liberia, ad Harper, città fantasma dilaniata dalla guerra civile e affacciata sull'Atlantico, con il desiderio di scomparire.

In programmazione

Critica

Dal suo memorabile Workingman's Death, in Orizzonti alla Mostra di Venezia nel 2005, era già emersa con chiarezza la sensibilità fuori dal comune di Glawogger nel cogliere la terribilità e la bellezza della Natura, la sua relazione con l'uomo, il senso del tempo, "al lavoro" appunto sulla materia.

La sua capacità di costruire immagini potenti ma mai estetizzanti, in un affascinante equilibrio tra osservazione meccanica - e della meccanica ripetitività dei gesti - e associazioni liriche. Alle immagini dell'operatore Attila Boa, Willi giustappone poche didascalie e alcuni estratti dai diari del regista: testi tra l'intimo e il filosofico, interpretati con ruvido stupore da Nada Malanima (nella versione originale da Fiona Shaw). Parole che suonano come una guida per lo spettatore, nel viaggio in un montaggio per accumulazione, privo di centro, programmaticamente randomico: «il più bel film che potevo immaginare era un film che non si fermasse mai», scrive.

Le ellissi di uno stormo di uccelli, il vento che corre tra la sabbia del deserto, il fuoco che mangia la savana con lentezza implacabile, i treni merci che attraversano il nulla, il buio peculiare dei villaggi africani, i corpi nella sabbia dei lottatori. E poi il lavoro umano: la pesca, l'estrazione dei diamanti, il taglio della legna, ma anche il trasporto dell'acqua, il setaccio delle discariche in cerca di qualche piccolo tesoro. Le tracce delle guerre dimenticate di vent'anni fa, sulle case e sui corpi. Su tutto, il senso di una globalizzazione dagli effetti polizieschi, tossici, violenti, la necessità di una palingenesi umana e tecnologica, l'immaginazione di un mondo in assenza di luce artificiale.

Raffaella Giancristofaro, mymovies.it