Tre giorni, dal paradiso all'inferno - Arsenale Cinema

Tre giorni, dal paradiso all'inferno

La Cineteca di Bologna ha restaurato Ladri di biciclette, e questa è un'occasione per rivedere sul grande schermo un classico del cinema italiano che ha saputo fare di un piccolo fatto insignificante il manifesto di un paese che faticosamente cercava di superare il dopoguerra. "Che cos'è infatti il furto di una bicicletta, tutt'altro che nuova e fiammante, per giunta? - si chiede De Sica - A Roma ne rubano ogni giorno un bel numero e nessuno se ne occupa, giacché nel bilancio del dare e avere di una città chi volete che si occupi di una bicicletta? Eppure per molti, che non possiedono altro, che ci vanno al lavoro, la tengono come unico sostegno nel vortice della vita cittadina, la perdita della bicicletta è un avvenimento importante, tragico, catastrofico". La tragedia di Antonio Ricci si svolge in tre giorni: venerdì, sabato e domenica. Il venerdì, improvvisamente e inaspettatamente, ottiene il posto di attacchino e riesce, per la prontezza della moglie che impegna le lenzuola, a riscattare la bici al monte dei pegni. Il sabato mattina si presenta al lavoro, ma mentre sta attaccando un manifesto cinematografico di Rita Hayworth un ladro con due complici gliela rubano. Il resto del film sarà il peregrinare di Antonio e del figlio Bruno nella Roma disinteressata al loro dramma, in cerca della bici e di chi può averla rubata al mercato di piazza Vittorio o a Porta Portese, fino in un quartiere popolare e ad una messa dei poveri dove il ladro si è nascosto. Fino al drammatico finale. Il film all'epoca scatenò grandissime polemiche politiche, a destra ma anche a sinistra; la forte contrapposizione ideologica di quell'epoca aveva ripercussioni anche nell'accoglienza di un film. L'opinione pubblica conservatrice si scagliò contro, L'Osservatore romano lo tacciò di anticlericalismo, i critici di sinistra in generale lo promossero ma ci fu anche chi, sempre in un'ottica ideologica, lo criticò. Per ogni ruolo l'interprete fu trovato quasi per caso e tutti e tre gli attori non erano professionisti: Lamberto Maggiorani era un operaio Breda, Enzo Staiola (il bimbo) fu trovato per caso da De Sica mentre curiosava sul set, mentre Lianella Carell, che è Maria, era una giornalista che aveva chiesto a De Sica un'intervista e invece divenne attrice. Il finale del film restituisce il disoccupato alla massa da cui all'inizio del film lo avevano strappato: la prima sequenza vede il funzionario dell'ufficio di collocamento chiamare Ricci dal gruppo di lavoratori offrendogli un ruolo; nel finale Ricci torna a quella massa indistinta quando per mano al figlio si mescola con i tifosi che rientrano a casa. La storia di padre e figlio non merita l'attenzione del cronista. "Novità brigadiere?", chiede il giornalista al commissario. E quello risponde: "No, niente: una bicicletta". Ma merita l'attenzione di un grande autore, Cesare Zavattini, e un grande regista Vittorio De Sica.

Chiara Ugolini, repubblica.it

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