SAN ROSSORE 1938 – 80° DELLA FIRMA DELLE LEGGI RAZZIALI ITALIANE - Arsenale Cinema

SAN ROSSORE 1938 – 80° DELLA FIRMA DELLE LEGGI RAZZIALI ITALIANE

Da Giovedì 4 Ottobre 2018 a Lunedì 8 Ottobre 2018

Prosegue il vasto programma di “San Rossore 1938”, l’iniziativa proposta dall’università di Pisa in collaborazione con Scuola Normale, Scuola Sant’Anna e IMT a cui hanno aderito la Regione e tutti gli atenei toscani: una serie di incontri per approfondire i temi e trasferire la memoria. Un’occasione per riflettere attraverso le opere e la voce di coloro che hanno vissuto quegli anni terribili.

Giovedi 4 alle 21.00 la serata è dedicata a Giorgio Bassani con i preziosi interventi di Anna Dolfi (Università di Firenze) e di Maurizio Ambrosini (Università di Pisa), che precedono la proiezione del film Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica. Venerdì 5 alle 17.30 viene presentato il volume Un vélo contre la barbarie nazie. L’incroyable destin du champion Gino Bartali di Alberto Toscano, sarà presente l'autore, e con lui Giovanna Tomassucci e Antonietta Sanna (Università di Pisa); a seguire Piero Nissim eseguirà “Giorgio e Gino” e altre sue canzoni. Conclude la giornata il documentario, 1938: lo sport italiano contro gli ebrei di Matteo Marani. Da lunedì 8 le iniziative si spostano in Sala 2 (alle ore 17.00) e sono aperte dal saluto di Maurizio Gabbrielli (Presidente della Comunità ebraica di Pisa), con la presentazione del volume di Valerio Di Porto Le leggi della vergogna. Norme contro gli ebrei in Italia e in Germania (Le Monnier), presiede Alessandra Veronese (Direttore del CISE), ne discutono Guri Schwartz (Università di Genova), Jenny Del Chiocca e Valerio Di Porto. Infine alle 18.30 l'intervento di Sandra Lischi (Università di Pisa): “Cinema, Formazione, Memoria”, poi alle 19.00, alla presenza degli autori, viene proiettato Pisa, Anno 5759 di Francesco Andreotti, Irene Floriani e Lorenzo Garzella, storie e memorie ebraiche. Tutta la rassegna è ad ingresso libero.


Il giardino dei Finzi Contini

di Vittorio De Sica

Ferrara 1938-1943. Le Leggi in difesa della razza sono operative e gli ebrei debbono condurre una vita separata rispetto agli altri italiani. Giorgio è sin dalla preadolescenza amico della bella Micòl Finzi Contini. Li separa la classe sociale ma li unisce l'immenso parco della villa in cui spesso ci si ritrova tra amici a giocare a tennis. E' lì che Giorgio comincia a provare un sentimento diverso dall'amicizia per la ragazza che però non lo corrisponde. Intanto scoppia la guerra e la situazione degli israeliti si fa di giorno in giorno più precaria.

1938: Lo sport italiano contro gli ebrei

di Matteo Marani

"Nessun giudeo nelle società sportive". Con questo imperativo, anche sul mondo dello sport caddero come una mannaia le leggi razziali, proferite da Benito Mussolini nel 1938 a Trieste: "L’ebraismo è un nemico irriconciliabile per il fascismo". Fu un disonore, uno dei più grandi nella storia del nostro Paese. Bene ha fatto Sky Sport a fare luce su una pagina dimenticata dell’antisemitismo, la discriminazione subita da atleti, allenatori, dirigenti, professionisti e amatori. Il documentario di Matteo Marani, 1938 – Lo sport italiano contro gli ebrei, racconta di tragiche e poco note vicende. Quelle di due grandissimi tecnici: Arpad Weisz, allenatore dell’Inter e del Bologna, cui aveva fatto vincere tre scudetti e prestigiosi tornei, e Ernö Erbstein (italianizzato in Ernesto Egri), allenatore del Torino, salvato dal presidente Ferruccio Novo e perito poi a Superga (sua figlia Susanna è stata la prima coreografa della tv italiana). Quelle del pugile Leone Efrati, detto Lelletto, ebreo romano, categoria piuma. Quelle di Giorgio Ascarelli, promotore principale della fondazione del Napoli Calcio o di Raffaele Jaffe, fondatore del Casale, vittima della Shoah. Quelle di circa 250 atleti italiani medagliati alle Olimpiadi, ai Campionati del Mondo o Campionati Continentali che persero la vita perché deportati.

Pisa, anno 5759. Storie e memorie ebraiche

di Francesco Andreotti, Irene Floriani, Lorenzo Garzella

La città porta le tracce della presenza di altre culture. Le iscrizioni incise ai piedi delle antiche mura testimoniano di una presenza ebraica a Pisa che risale a mille ani fa: un insediamento costituito da famiglie e gruppi provenienti da ogni parte d'Italia, d'Europa e del Mediterraneo. Oggi questa comunità si racconta, rivive le proprie memorie, traccia il senso di una quotidianità laica e religiosa. La città è così ritratta nell'intreccio di passato e presente, nelle ferite di eccidi e deportazioni, nel ritrovarsi e nel ritrovare le proprie radici, nella crudeltà e nell'assurdità di ogni razzismo. I rituali si alternano alle testimonianze, le tracce storiche alle voci di oggi, la realtà a una rappresentazione teatrale di burattini, eco poetica e specchio dai riflessi antichi per questi racconti pisani di oggi.

UN VÉLO CONTRE LA BARBARIE NAZIE - LE DESTIN INCROYABLE DU CHAMPION GINO BARTALI di Alberto Toscano

Nel 1938 Bartali era già un mito. Aveva vinto il Tour de France portando i colori italiani e il prestigio fascista tra i boulevards e le piazze di Paris.
Solo ora, in modo chiaro e con un racconto documentato, appassionato ed appassionante, questa storia eroica, questo esempio di generosità autentica, viena alla luce in tutti i suoi risvolti attraverso il libro di Alberto Toscano: “Un vélo contre la barbarie nazie. L’incroyable destin du champion Gino Bartali” (ed. Armand Colin – €. 17,90), che pubblicato in francese, dovrebbe presto uscire (ce lo auguriamo) nell’edizione italiana ed israeliana.Come Toscano ricorda, per molti anni l’attività di Bartali, che sfruttò il suo prestigio, per salvare segretamente moltissimi ebrei e per favorire attività atte alla loro fuga (nascondendo o trasportando documenti falsi) è stata tenuta nascosta, messa sotto oblio.La sua fu un’impresa che avrebbe potuto costargli carissimo, specie considerando che, come ricorda il libro, la polizia segreta fascista teneva il campione sotto stretto controllo.
Il perché era evidente: in un tempo in cui la paura induceva una moltitudine di intellettuali ed eminenti docenti universitari ad abiurare alle proprie convinzioni ideologiche ed a tesserarsi per il partito fascista indossando magari prontamente la camicia nera, il “contadino” Bartali, rifiutava l’iscrizione al partito e finanche di prodursi, come invece avrebbero fatto i campioni del calcio ai mondiali del 1934 e poi del 1938, nel saluto fascista.
Tanto fu sufficiente, come ricorda Toscano, affinché la censura imponesse alla stampa e ai film Luce di limitarsi al racconto dei suoi successi sportivi senza nulla aggiungere sull’uomo, sul personaggio.

Valerio Di Porto Le leggi della vergogna. Norme contro gli ebrei in Italia e in Germania

Il libro propone per la prima volta il confronto tra la legislazione nazista e quella fascista contro gli ebrei: un'analisi comparativa che giunge alla conclusione che non vi fu una grande differenza nella sostanza tra la legislazione italiana e quella tedesca; esse infatti avevano in comune lo scopo di separare completamente la popolazione di "razza ebraica" dal resto della Nazione, riducendone ogni attività professionale ed economica, sino a ridurla in breve sotto la soglia di sopravvivenza. Saluto di Maurizio Gabbrielli (Presidente della Comunità ebraica di Pisa) Dialogo sul volume di Valerio Di Porto Le leggi della vergogna (Firenze, Le Monnier, 2000). Norme contro gli ebrei in Italia e in Germania. Presiede Alessandra Veronese (Direttore del CISE), ne discutono Guri Schwartz (Università di Genova), Jenny Del Chiocca e Valerio Di Porto.
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